Silenzi di primavera

È quasi giugno ormai e non so se nei prossimi giorni riuscirò a fotografare i papaveri. È da due anni ormai che ho fallito nell’impresa, di per sé neppure tanto ardua. Se ciò sarà impossibile per l’ennesima volta, dei papaveri potrò scriverne fotografando con le parole e i pensieri.

È quasi giugno e da mesi sono assente da questa finestra sul mondo, che mi è tanto cara quanto impegnativa. Sarebbe bello vivere solo ed unicamente di scrittura. A tutto campo. Nutrirsi di poco cibo e tanta poesia, natura, musica, arte. Inevitabile dire che ciò, per la maggioranza di noi, non è possibile.

È quasi giugno e mi accorgo che ho dovuto fare delle scelte. Anche per chi scrive sono necessarie. Assenza giustificata per prediligere la lettura senza pensare di recensire, né per forza, né per amore. Ritagliare il tempo, tutto il tempo poesia-d-amorepossibile, per una scrittura più intima, solitaria, non condivisa e neppure immediatamente fruibile. Ma un riscontro pressoché immediato è anche molto gratificante, e come tale mi è mancato. Dopo tanti, lunghi giorni di assenza, a volte volutamente, altre volte obbligatoriamente, ho intenzione di puntare a una via di mezzo, un equilibrio delicato da mantenere ma che voglio implementare.

Come istantanee, scritti che potranno avere varie forme che man mano sceglierò. Una poesia, non necessariamente commentata, mia o di altri. Uno stralcio di letture illuminanti, una pagina di pensieri più svariati.

Alla faccia delle lunghezze standard consigliate per un post, dalla brevità di tweet alla complessità di un articolo: rivendico la libertà totale senza preoccuparmi di modelli consigliati sul web per il web. No. È una promessa con me stessa e chi mi legge, affinché le parole possano essere in movimento. Un movimento fluido, libero e liberato. Per me liberante, necessario e prezioso.

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