Per un solo verso

Ho aspettato qualche giorno, dopo la notizia della morte improvvisa di Gianmario Lucini, per scrivere un pensiero di commiato.gianmario-lucini-10308361_10202989126080584_2658143461675411149_n1

Interdetta e basita, consapevole che in una situazione così qualsiasi pensiero e parola sembra stonata e fuori luogo, voglio ricordarlo. Solo un paio di giorni prima aveva inviato una mail commovente nella quale invitava a riflettere sulle ultime parole di Reyhaneh Jabbari.

Ci mancherà la sua poesia, la sua voce letteraria e non solo, la sua disponibilità, le sue iniziative, il suo impegno, la sua lucidità. Io voglio ringraziarlo pubblicamente per le opportunità che mi ha dato e per la fiducia che ha riposto in me e nella mia scrittura.

Voglio dedicargli un brano di Rilke, avendo nel cuore il dispiacere che si prova per un uomo speciale che ha lasciato un grande vuoto.

Per un solo verso si devono vedere molte città, uomini e cose, si devono conoscere gli animali, si deve sentire come gli uccelli volano, e sapere i gesti con cui i fiori si schiudono al mattino. Si deve poter ripensare a sentieri in regioni sconosciute, a incontri inaspettati e a separazioni che si videro venire da lontano, a giorni d’infanzia che sono ancora inesplicati, ai genitori che eravamo costretti a mortificare quando ci porgevano una gioia e non la capivamo, a malattie dell’infanzia che cominciavano in modo così strano con tante trasformazioni così profonde e gravi, a giorni in camere silenziose, raccolte, e a mattine sul mare, al mare, a mari, a notti di viaggio che passavano alte rumoreggianti e volavano con tutte le stelle, e non basta ancora poter pensare a tutto ciò. Si devono avere ricordi di molte notti d’amore, nessuna uguale all’altra, di grida di partorienti, e di lievi, bianche puerpere addormentate che si schiudono. Ma anche presso i moribondi si deve essere stati, si deve essere rimasti presso i morti nella camera con la finestra aperta e i rumori che giungono a folate. E anche avere ricordi non basta. Si deve poterli dimenticare, quando sono molti, e si deve avere la grande pazienza di aspettare che ritornino. Poiché i ricordi di per se stessi ancora non sono. Solo quando divengono in noi sangue, sguardo e gesto, senza nome e non più scindibili da noi, solo allora può darsi che in una rarissima ora sorga nel loro centro e ne esca la prima parola di un verso.

Da “I quaderni di Malte Laurids Brigge” di R. M. Rilke

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