Alice Munro

È lei la tredicesima scrittrice che ha ricevuto il Nobel per la letteratura, della quale mi ricordavo di avere un paio di libri che mi avevano colpito non poco. Ho dovuto cercare tra le doppie file della mia libreria e poi li ho ritrovati con piacere, e per farvi capire perché, parto subito in medias res condividendo con voi il paragrafo che segue:

I giovani mariti erano severi, in quei giorni. Pochissimo tempo prima, erano stati corteggiatori, personaggi quasi comici, titubanti e devastati dalla smania di sesso. Ora però, a letto caldo, si erano fatti risoluti e critici. Uscivano di casa ogni mattina, ben rasati, il giovane collo strizzato dal nodo della cravatta, ricomparivano la sera, pronti a dispensare occhiate di sufficienza alla cena e a spalancare il giornale, facendone una barriera contro il caos della cucina, i piccoli malesseri, le emozioni, i neonati. Quante cose avevano dovuto imparare, in poco tempo. Come lavorarsi il capo, e come dominare la moglie. Come mostrarsi autorevoli in materia di ipoteche, beni immobili, cura del prato, impianto fognario, politica, come pure riguardo al lavoro destinato a mantenere la famiglia per il successivo quarto di secolo. Solo alle donne dunque era concesso scivolare — durante le ore del giorno e sempre tenendo conto delle strepitose responsabilità scaricate sulle loro spalle dalla presenza dei bambini — in una sorta di seconda adolescenza. Una leggerezza dell’anima quando i mariti se ne andavano. Sognate ribellioni, raduni sovversivi, accessi di ilarità che riportavano ai tempi del liceo, muffe che fiorivano sui muri a spese dei mariti, nelle ore in cui loro erano fuori.

Questa è la cifra di Alice Munro, scrittrice canadese premio Nobel per la letteratura di quest’anno. Il racconto in questione è Quello che si ricorda. Lo trovate a pagina 216 di Nemico, amico, amante… nell’edizione tascabile edita da Einaudi nel 2003. Ho scelto questo racconto perché era quello che mi aveva colpito di più e che rende l’idea della capacità narrativa di Alice Munro.

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Una scrittrice che capisco quando dichiara di aver scritto racconti anche per praticità, dato che con tre figlie non è facile conciliare scrittura e famiglia. Condivido con lei anche la sua segretezza assoluta dei testi fino a quando non si è deciso interiormente di presentarli al mondo. Amo di lei la capacità di entrare nella psicologia dei personaggi e di costruirci attorno un contesto quasi disturbante, talmente è incisivo in alcuni passaggi fino all’estremo; operazione necessaria per portarci al dunque senza che neppure ce ne accorgiamo. Le sue parole incidono la realtà e restano nel cuore e nella mente del lettore, non è un caso che sia stata paragonata a Cechov della cui maestria non si può discutere.

Data l’età non ha potuto presenziare al conferimento del Nobel ma con voce commossa e umile ha dichiarato che era del tutto inaspettato e ha pensato a tutte le persone care, vive e scomparse, che sono o sarebbero state felici.

alice-munro-REG-INNELL-TORONTO-STAR-FILE-PHOTO-550x407Io personalmente attendo con trepidazione l’uscita prevista per il 22 ottobre per i tipi di Einaudi della sua prima raccolta di racconti, editata in Canada nel 1968 quanto aveva trentasette anni. È stata tradotta sempre da Susanna Basso, la sua traduttrice ufficiale, e in italiano porta il titolo Danza delle ombre felici.

E poi forse qualche nuovo libro. Poco prima dell’assegnazione del Nobel ha dichiarato che non avrebbe più scritto, forse anche per il lutto della morte del secondo marito Gerald Fremlin avvenuta solo qualche mese fa; sembra che adesso ci stia ripensando, e speriamo con esito positivo. Sarebbe un’opera della maturità che non potrà che stupirci favorevolmente, ma soprattutto arricchirci interiormente e letterariamente.

 

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