Bianca come il latte rossa come il sangue

waterhouse138Ho letto il libro qualche mese fa e ho visto il film sabato scorso. Era una bella serata di maggio. Subito dopo l’uscita dal cinema che sta nelle colline della Brianza, sono passata da un giardino poco distante dalla mia auto, e un forte profumo di gelsomino mi ha alleggerito il cuore. Sì, perché la storia narrata ti costringe a riflettere ed è a tratti spensierata ma anche velata di tristezza. Il mio pensiero mentre tornavo a casa in auto è andato ad un quadro del 1908 del pittore preraffaellita inglese John William Waterhouse. Questo quadro si chiama The soul of the rose e raffigura una giovane donna dai capelli rossi come la protagonista del romanzo di Alessandro D’Avenia BIANCA COME IL LATTE ROSSA COME IL SANGUE.

La giovane donna ritratta è bella, e io l’ho immaginata che vuole vivere pienamente ma la morte la coglie, mentre rapita annusa una rosa, ne conosce l’anima, perché vuole vivere pienamente e quindi incontra e cerca l’animo delle cose e delle persone. Nella storia narrata da D’Avenia avviene l’inevitabile, una realtà tragica e difficile, dalla quale chiunque  vorrebbe scappare. Ma da quel momento in poi ecco che viene data la possibilità di guardare con occhi nuovi e diversi tutte le cose. Da quel momento in poi si chiama ogni cosa con il proprio nome, anche la morte stessa, anche Dio.

Nel libro ci sono dei passaggi molto intensi che scandagliano le tematiche eterne e universali della morte e di Dio e molto altro.  Non mi metterò certo a riportarli, non solo per una ragione di copyright, ma anche per non anticiparvi nulla della lettura del libro che, va detto, come molto spesso accade, è decisamente meglio del film. Image

Questa pellicola è stata realizzata dal regista Giacomo Campiotti che ha precedentemente firmato, tra gli altri, Come due coccodrilli. In quest’ultimo film, ambientato a Torino, con attori giovani e talentuosi, s’incarna lo spirito, l’allegrezza e la tenerezza, la commozione proprie del romanzo ma non va oltre, non è uguagliabile al libro. Il film è incentrato molto di più sulla donazione, e questo è nobile, ma non approfondisce altri valori che nel libro ti raggiungono con parole che affondano nell’anima e nel cuore costringendoti alla riflessione.

Consiglio in particolar modo agli adolescenti la visione del film, ma soprattutto la lettura del libro, non solo perché è un romanzo di formazione, ma perché vi troveranno il loro mondo con qualcosa in più.

Per concludere, scusate ma non ho resistito. Non cito passaggi clou del libro ma condivido con voi questo pensiero, anche perché il mio blog mi sembra un luogo adatto:

 

Se voglio diventare scrittore devo imparare a usare il congiuntivo. Certo, il congiuntivo non è necessario per vivere, ma grazie a lui si vive meglio: la vita si riempie di sfumature e possibilità. E io di vita ho solo questa.

E dulcis in fundo, la ciliegina sulla torta:

 

Decisamente la poesia non serve a nulla, è solo una scusa per innamorarsi.

Forse sì, forse no. Comunque sia, scusate se è poco!

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