Fai bei sogni

Confesso che, se non me lo avesse passato una mia amica, non avrei mai scelto volontariamente di leggere questo libro, pur avendolo notato sugli scaffali del supermercato e tra le novità delle librerie che normalmente frequento.

Anziché partire dall’inizio, voglio volutamente farlo dalla fine. Ma neppure dalla fine della storia, proprio dalle ultime pagine del libro che normalmente sono dedicate ai ringraziamenti. Mi ha quasi commosso leggere, e identificarmi, nella frase che sancisce come le storie a noi scrittori crescano dentro e che poi vadano affrontate e tirate fuori per farle diventare un libro. Questo vale anche per romanzi non necessariamente autobiografici come questo.

Come sempre accade, questa è stata la lettura indispensabile al momento giusto. Non deve trattarsi  per forza di un lutto, della perdita di un proprio caro, della fine di una storia la molla che può far suscitare interesse per questo libro: c’è molto di più. Io l’ho letto lentamente, come si gusta un buon vino, in un momento di transizione importante nella mia vita. E una frase a pagina 95 è stata per me determinante ed illuminante al contempo:

 

I se sono il marchio dei falliti! Nella vita si diventa grandi nonostante.

 

E nonostante tutto, Massimo Gramellini trova il coraggio di raccontarci un pezzo della sua vita, ci presenta la sua sofferenza e ci passa attraverso per uscirne nuovo, consapevole, perdonato e disposto a perdonare definitivamente tutta una serie di persone e situazioni.

Alzi la mano chi, più o meno, non si sia trovato a fronteggiare nella propria vita un tale scoglio, con tutte le varianti possibili. Cambierà la forma ma la sostanza è sempre la medesima: attraversare il dolore con consapevolezza e umiltà per uscirne definitivamente rinnovati.

Ci sono molte riflessioni in questo romanzo autobiografico che ci possono aiutare a fare ordine e luce nel nostro cuore. C’è la morte vista da molteplici angolazioni, una risposta fra le tante viene cercata nelle ultime pagine de I miserabili di Victor Hugo, un classico:

 

È nulla il morire. Spaventoso è non vivere.

 

E qui si aprirebbero un’infinità di considerazioni sulla vita e sulla morte, soprattutto in questi nostri tempi di morte spesso spettacolarizzata e di vita superficiale e sprecata. Ma questo non attiene al libro perché, sebbene di sapore agrodolce e con lotte interiori ed esteriori, ci invita ad assaporare la vita, ad andare oltre.

Impagabile è abbracciare la propria mamma e perdersi nel profumo dei suoi capelli, anche se Brutto Male non la faceva più tornare come una volta, come l’avrebbe rivoluta lui. Ma lei va oltre, e gli lascia un monito per la vita: “Fai bei sogni, piccolino”. Peccato che poi prenda una scelta funesta che apre la strada ad un susseguirsi di segreti e bugie che fanno soffrire il nostro autore alla ricerca della verità e di se stesso.

 

Sarà che il sogno viene ripreso anche nel titolo del mio romanzo, sarà che più avanti nel testo di Massimo il concetto viene ripreso ed appare l’invito a farli insieme ad altri i nostri sogni, perché insieme valgono di più, certo è che questo libro mi ha fatto sognare interiormente. Mi ha fatto rivedere molte cose della mia vita passata e presente sotto una luce nuova, con un disincanto e una capacità di comprensione davvero rari da incontrare in molta letteratura contemporanea. E poi mi è sembrato di viverla quasi dal vero nelle ambientazioni e nei ricordi di un’infanzia e un’adolescenza che ci accomuna, dato che siamo praticamente coetanei.

 

Leggetelo anche voi e sognerete con commozione e compassione. Una lettura che vi farà crescere.

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