Questa Pasqua…

Questa Pasqua non può essere triste anche se tutt’attorno i tempi tremano. Non può esserlo come ogni anno, perché dopo tanto dolore, sotto un’altra forma, c’è un respiro di speranza. Si sa, c’è la croce, ma poi c’è la Resurrezione, che alla fine è la Pasqua: rappresenta il senso ultimo e profondo di tutto questo sofferto calvario. Anche nostro.

Eppure sembra a volte la festa delle uova di cioccolato, o delle gita fuori porta. Si mangia la colomba ma si evitano i riti del triduo, venerdì santo in particolare. Come se potesse esserci la Resurrezione senza la morte. Leggevo ieri un interessante libro intitolato Come andremo a finire? che altro non è che una rilettura della “fine del mondo” alla luce delle sacre scritture. Sono diversi i temi trattati in questo testo ma ciò che mi ha colpito, e che da tempo già pensavo per i fatti miei, è il sottolineare come, in questa società moderna dell’immagine, venga rimossa anche la morte. O meglio, viene rimossa dalle nostre case e dalle nostre vite. Non puoi rimuoverla dalla televisione e dai telegiornali; anzi lì sembrano quasi doverosi i programmi di approfondimento per i vari omicidi spettacolarizzati, tanto è un qualcosa che riguarda sempre gli altri e più saggio sembra vivere come se non esistesse o comunque non ci tocca e non c’interessa.

Carpe diem recita il motto caro al gruppo dei Dead Poets’ Society. È certamente giusto ma non dimentichiamoci che la vita non è puro edonismo ed egoismo. La nostra vita vera è solo Luce. Tutto qui. E la Pasqua c’insegna.

 

Come augurio per voi, da pag. 42 di Dies Natalis e il mio amatissimo Caravaggio.

 

Sabato Santo

Addomesticami Morte

dell’animo apri tutte le porte

portami via lontano

su su in alto

nel palmo della Sua mano.

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