Le finestre dei pensieri

Questa settimana vi presento lo scrittore e filosofo Alessandro Bagnato autore di “Le finestre dei pensieri”. Pur non avendolo conosciuto personalmente, attraverso molti scambi virtuali, so essere una persona ricca interiormente e piena di energia e determinazione nel portare avanti i suoi interessi di vita, tra i quali la scrittura è una colonna portante.

 

Le risposte alle domande che gli ho posto vi faranno certamente riflettere. Inoltre, io credo che la sua esperienza, fin dall’infanzia, rappresenti uno sprone a non mollare mai. Per quanto mi riguarda è molto stimolante il rapporto tra filosofia e scrittura, così come i pensieri sulla fede che l’autore ha espresso nel suo libro, in attesa di avere un approfondimento nel suo prossimo libro.

 

Buona lettura, dell’intervista prima e del libro poi.

 

 

Chi è Alessandro Bagnato?

Sono nato  a Milano nel 1984.  Sono laureando in Filosofia e Scienze Umane all’Università degli Studi della Calabria,tesi su“Hans Georg Gadamer e la storicità del comprendere”, insegnamento del lavoro di tesi “filosofia teoretica”. Nel 2009 pubblicai la mia opera d’esordio, uno studio sulla Bioetica del filosofo E. Lecaldano: ” Tra etica e morale” (Arduino Sacco Editori); Nel 2011 pubblicai il  secondo saggio filosofico: ” Le finestre dei pensieri” (Booksprint Edizioni). Sono socio dell’Associazione Nazionale Pratiche Filosofiche. Sono coordinatore per la delegazione regionale della Calabria per la provincia di Vibo Valentia dell’ A.N.P.F. Iscritto al S.N.S., vale a dire , il ” Sindacato Nazionale Scrittori”. Ho una grande passione per la scrittura che uso per scavare alla continua ricerca della verità e per spingere il mio lettore a scoprire nuovi orizzonti conoscitivi. Sin da piccolo mi immaginavo scrittore. Cercai  di scrivere il mio primo libro a 9 anni, ma non ci riuscii. Ovviamente non abbandonai mai il  sogno che mi permise di sconfiggere mille battaglie. Infatti, iniziai a parlare a 6 anni, mi capivano solo i familiari, su tutti il mio fratello maggiore. Per questo avvertivo la sensazione che tutti mi schivavano per le mie difficoltà espressive. Mi sentivo debole nei confronti di chi ai miei occhi sembrava divino. Sino agli anni delle superiori era come se intuissi di essere il classico burlone della scuola da denigrare. La mia autostima era nulla. Pensavo che il mio compito era sempre quello di far notare agli altri le mie capacità per sentirmi stimato dalle persone che mi circondano. Ancora oggi questa morsa non smette di stringermi. L’unico che ha creduto sempre in me è stato mio fratello. Tuttavia è con la scrittura che tutta la mia energia sgorga ora come per ritrovare un equilibrio e manifestare una forza che mi fanno sentire vittorioso nella stupenda gara della vita.

 

Le finestre dei pensieri:  perché hai scelto questo titolo per il tuo libro?

La scelta del titolo è scaturita semplicemente dal fatto che mi sono immaginato che dentro la mente dell’uomo si aprono “mille pensieri” quasi come se fossero delle “finestre” che si aprono e si chiudono in lui stesso, senza che lui neanche se ne renda conto. Tutto ciò può accadere anche nell’atto di un secondo soltanto e lui si ritrova in una bilocazione mentale che forse neanche immaginava. Ma per meglio spiegare le mie intenzioni vi trascrivo ciò che ho scritto nell’ Introduzione  da me curata del saggio “Le finestre dei pensieri”  edito con la Booksprint Edizioni, vale a dire: <<Nell’arco di un secondo soltanto, o anche meno, l’uomo è capace di pensare a più cose contemporaneamente, come se le sue capacità intellettive fossero in bilocazione. Dentro la sua mente si aprono quelle finestre di pensieri che spaziano da un argomento all’altro, da un episodio all’altro. Egli pensa a una serie di cose che, a volte, come sono entrate nella sua testa, volano via, con la stessa caparbietà e velocità con cui sono entrate. Per capire questi pensieri, basta che l’uomo guardi dentro al suo Io, e lì troverà le sue verità e le sue risposte>>. Ma cosa ha rappresentato nella mia immaginazione la “finestra” qui presa in senso prettamente metaforico? Anche qui vi trascrivo ciò che ho scritto nel saggio qui preso in esame, ossia nel “Capitolo I Le finestre dei pensieri : <<Le finestre che si hanno nelle abitazioni, per esempio, danno modo all’uomo che le osserva e le studia di guardare sia all’interno sia all’esterno. Le finestre del pensiero, analogamente, si distinguono in due categorie: a) corporatura interna; b) corporatura esterna. La corporatura interna (a), prevede che l’occhio umano veda dentro la finestra; mentre quella esterna (b), prevede che essa stessa aiuti a osservare i paesaggi che la circondano per assaggiare con chiarezza l’elevazione dei pensieri.  Le finestre vivono nel proprio simbolismo, infatti gli umani le aprono fisicamente appena si svegliano e le chiudono appena ne sentono la necessità. Vivono in simbolismi che ormai l’uomo si è abituato a compiere e ai quali non fa neppure caso. Parlando però delle finestre umane, quelle del pensiero, si nota che esse sono create per sbalordire l’uomo in generale. Lo sbalordiscono, ma aumentano il desiderio di sapere, il bisogno di essere in grado di controllare le finestre>>. Ė ancora, sempre nello stesso capitolo sopra citato: <<La mente porta a immaginare quella fonte con: 1) braccia, che troviamo nei due grandi tronconi, uno alla sinistra e uno al lato destro; 2) i vetri, di cui troviamo un lato sinistro e uno destro; 3) le ante di sinistra e destra che permettono l’apertura e la chiusura delle finestre; 4) la maniglia che rappresenta la bocca delle finestre. Ebbene, in tal caso sembra che le finestre assumano un carattere antropomorfico, sembra che ci parlino, che camminino e pensino, come del resto fa l’uomo. Quando piove, sembra che esse piangano per la tristezza e i vetri si appannano e le finestre si chiudono nel loro inconscio, sebbene l’intelletto umano riesca in  qualche modo a rendere consuetudine il fatto di elaborare disegni  che dopo saranno riprodotti su scale allargate. Le finestre formano la morale che s’identifica allora nella realizzazione di quei sogni che a volte si spengono e altre volte non lo fanno. Difatti, le immagini appaiano più chiare e più nitide e la comprensione diventa ancor più difficile. Se ci mettessimo veramente al loro cospetto non riusciremmo mai a comprendere le loro mansioni. Non per questo dobbiamo limitarci nella ricerca di un fine comune. Bisogna cercare di approfondire il loro comprendere e renderlo parte integrante del nostro comprendere stesso. Comprendere il linguaggio delle finestre non è ancora fattibile per le persone che sono dotate di pensiero, poiché la complessità della loro forza rende il lavoro di comprensione ancor più difficile del previsto. All’apparenza, sembra che esse lascino trasparire il tutto, ma osservandole profondamente, ci si rende conto che non lasciano trasparire nulla>>. In questo ampio discorso è caduta la mia scelta per il titolo del saggio “Le finestre dei pensieri”.

 

Per quale motivo dovremmo leggerlo?

Questo è un saggio filosofico che descrive nelle sue membra una “filosofia” approcciabile da tutti e non solo dal mondo “accademico”. Ė un saggio con un linguaggio essenzialmente semplice vicino ai più perché espone in maniera pratica vari argomenti mentalmente vicini a tutti e pensati da tutti. Ė e vuole essere un utile strumento per la comprensione di quelle tematiche filosofiche che ai più sembrano inarrivabili ma che con questo saggio saranno sicuramente accessibili da tutti in assoluta certezza. Diciamo che è una “filosofia in chiave moderna” com’è già stato detto da altri nei vari articoli pubblicati nel corso della “promozione di questo testo” come quello del giornalista Mario Vallone per la testata giornalistica “Il quotidiano della Calabria- Sezione della Provincia di Vibo Valentia”, articolo del 23/03/2012. Infine, questo è un saggio che si pone come critica al “mainstream” che è un fenomeno impellente del nuovo “Millennio”.

 

Qual è il messaggio che hai voluto trasmettere con questo testo?

Cara Cinzia, come ho già detto altre volte, il mio intendo primario nello scrivere questo saggio era quello di dare ai miei futuri lettori una possibilità di riflessione, aiutando loro a riflettere e sostenendo me stesso a riflettere su tematiche che oggi come oggi sembrano finite nel dimenticatoio, poiché si vive all’interno di una società che il più delle volte è fautrice del materialismo e del consumismo. Si sono scambiati i valori della civiltà civile, e tutto ciò che l’uomo ha in realtà in se stesso, come il pensiero e la riflessione, sembrano essere elementi solo per gli scienziati, per i filosofi o i pensatori in generale, ma in realtà, noi tutti pensiamo il più delle volte, le loro stesse enunciazioni, solo che loro a differenza nostra hanno l’estro dell’arte e riescono a trascrivere le loro emozioni, mentre noi lì pensiamo in noi stessi e non riusciamo a farli diventare cibo per tutti. Con il mio saggio ho valuto far capire, forse anche sbagliando, che la “filosofia” è una branca umanistica vicinissima a tutti noi, perché la “filosofia” è parte di noi, e guardando il nostro orizzonte con l’aiuto della filosofia, troveremo certamente le chiavi giuste per perseguire i nostri percorsi.

 

Com’è nato questo libro?

Il libro, “Le finestre dei pensieri”, è nato per caso. Mi ricordo che ero immerso nei miei pensieri mentre scendevo da Cosenza, città dei miei studi universitari, per andare al mio paese d’origine con il treno, è il mio pensiero si focalizzava verso un’immagine nitida di pensieri che mi apparivano in quell’istante come finestre aperte nella vita di noi tutti. Guardavo fisso al finestrino del treno regionale, come sono solito fare, è lì con i miei pensieri accompagnavo il passare dei minuti e avvertivo che per un’istante la mia anima si liberava dal meccanicismo giornaliero e io mi sentivo pienamente libero di volare come uno “sputnik” con la mia mente. Arrivato a casa, dopo ogni viaggio, buttavo giù qualche idea su ciò che qualche ora prima avevo preventivamente immaginato e pensato. Riuscivo così a dare uno “vestito” a quei miei pensieri che in quei momenti mi accompagnavano nei miei brevi viaggi. L’ispirazione più naturale però è stata quella di trovarmi un giorno nella mia dimora nel mio paese d’origine, in provincia di Vibo Valentia, davanti alla “finestra della mia camera” e lì mi accorsi che avvertivo la sensazione che la “finestra” in questione quasi mi osservasse e parlasse con me. Più l’osservavo e più sentivo il bisogno di continuare questa comunicazione non verbale con la “finestra della mia stanza”. Allora lì presi il solito “block notes” e mi misi subito a scrivere è nacque in quell’occasione un dialogo aperto tra me e la “finestra” e a volte avevo la sensione di sentire anche le parole della finestra, tanto che mi immergevo con tutto me stesso in questa situazione. Infatti in prima istanza, il libro in questione nacque come un dialogo aperto tra me e la mia finestra e il titolo del libro doveva essere “La finestra della vita”.  Per via però di varie situazioni che vi sono avvicendate l’una vicina all’altra e vuoi anche per il “percorso” universitario che poi intrapresi, ci misi del tempo a redigere ciò che effettivamente avevo pensato e dalla prima trascrizione apportai della vistose modifiche e così piano piano negli anni, quasi 4 anni, riuscì a vedere finito il mio lavoro e così nacque il saggio “Le finestre dei pensieri” edito a novembre del 2011 con la Booksprint.

 

Scrittura e filosofia: qual è il rapporto tra queste due discipline?

Cara Cinzia, il filosofo francese Derrida scriveva: <<Il tempo è l’economia di una scrittura>>. Io credo altresì che la “scrittura” sia lo status simbol di ogni manifestazione di arte posta dall’uomo. Senza la scrittura, si sarebbero fatti milioni di immagini che sarebbero in qualche modo finite per essere fotogrammi o disegni già visti e quindi ripetuti. La nascita della scrittura ha fatto in modo che l’uomo potesse servirsi di un mezzo indispensabile per comunicare e condividere le sue vittorie e le sue sconfitte. La scrittura ci ha dato la possibilità che le gesta di ogni semplice uomo, restino indelebili nei secoli a venire. Senza la scrittura che è espressione grafica di lettere e di segni detti (grafemi), la filosofia non avrebbe avuto, a mio parere, la stessa forza perforatrice nella mente di ogni singolo uomo. Quindi, credo ciecamente che tra le due discipline ci sia un rapporto di pura percezione artistica e percezione intellettuale che aiuta noi tutti ad avere un legame tra “scrittura” e pensiero che in questa occasione si traveste nella parola “filosofia”. Certo è chiaro che la filosofia sia un’espressione d’arte verbale e non verbale che accomuna tutti gli uomini, poiché entrambe sono a mio avviso, “espressione” che si uniscono e non che si differenziano. L’una infatti ha bisogno dell’altra per poter dare “vestiti e gestualità” all’arte dell’uomo.

 

È stato difficile pubblicare?

La mia esperienza,  in questa caso è stata altamente “positiva”. Sin dalla prima pubblicazione del 2009 con il testo “Tra etica e morale” edito con l’Arduino Sacco e sia con il testo “Le finestre dei pensieri” edito nel 2011 con la Booksprint ho cercato per mia spontanea volontà dei canali editoriali che non facessero parte all’editoria che io definisco di “consumo” ma che fossero indipendenti dallo “show businness”. Infatti l’opera “Omnia” fu pubblicata con una casa editrice indipendente con sede a Roma e la seconda stesso settore ma con sede a Salerno. Nel primo caso mi fu da tramite un’emittente televisiva locale di “Lamezia Terme (CZ)” denominata ” Vivavoce Tv” che all’epoca dei fatti trasmetteva nel suo palinsesto un programma condotto dalla Dott.ssa Ketty Riolo chiamato “Caccia al libro” e il programma in questione era associato con l’Arduino Sacco Editori. In questo caso mandai l’opera in uno “cd-room” all’attenzione della Dott.ssa Riolo che girò a sua volta l’opera alla casa editrice e dopo circa un mese mi arrivò a casa, ricordo anche il giorno, il 5 novembre del 2008, la proposta di pubblicazione per il mio testo “Tra etica e morale”. Nel secondo caso, per il saggio “Le finestre dei pensieri” invece feci una ricerca sul web per quei canali sopra citati e notai la Booksprint Edizioni. Dopo l’invio del testo e con la loro risposta affermativa per l’eventuale pubblicazione con la loro testata editoriale, iniziai a lavorare sulle modifiche e correzioni del testo e a novembre 2011 pubblicai l’opera con la loro testata. Detto questo, che è certamente leggibile come un’esperienza pratica, io decisi di non passare per quelle testate editoriali definite prima di “consumo” per non rischiare che il mio libro fosse lasciato nel dimenticatoio, per non rischiare che il mio libro venisse a mia insaputa utilizzato da altri persone, e infine, l’elemento che mi turbava di più era quello che avevo paura di bruciare la mia carriera andando a finire in canali diversi da quelli attuali. Diciamo, che in questo modo riesco così a migliorare la mia crescita professionale e riesco a lavorare in maniera ottimale per raggiungere sempre più binari diversi e situazioni più favorevoli. Molte volte avvicinarsi all’editoria di consumo per un autore esordiente può rappresentare un’arma a doppio taglio, può essere un’arma vincente ma il più delle volte è un’arma non vincente e tutti i sogni sin lì immaginati cadono nel dimenticatoio e dopo ciò è difficile per molti alzare la china. Io non ho voluto correre questo rischio, ed ho utilizzato l’editoria “indipendente” per migliorare me stesso e sperare un giorno, forse, di poter essere pronto per l’editoria dello “show businnes”.

 

Come organizzi la promozione?

In questo momento per la promozione del saggio “Le finestre dei pensieri” edito con la Booksprint, mi sto occupando solo di quella “Online”. Ho avviato moltissimi contatti con pensatori e studiosi del mondo “Accademico” e moltissime recensioni e interviste che all’inizio di questo viaggio non riuscivo neanche a immaginare. Il prossimo 20 maggio però al “Premio di Filosofia” organizzato dall’Associazione Nazionale Pratiche Filosofiche con sede a Certaldo (FI), il Presidente Mario Guarna introdurrà, con ogni probabilità il mio saggio “Le finestre dei pensieri”. Ė sua intenzione anche avviare dei tavoli di lettura durante la manifestazione per il “Premio” sul saggio qui preso in esame. Quindi, questa sarà la prima manifestazione offline della mia promozione sul mio testo. Ci tengo a precisare che a maggio del 2012 è prevista nella sessione di laurea straordinaria della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università della Calabria per il C.d.l. in F.S.U., la discussione della mia tesi. Tutto ciò, puoi capire, cara Cinzia, mi sta rubando del tempo per la promozione che diventerà però il perno centrale delle mie giornate successivamente alla discussione della tesi. Tutto sommato, durante le mie giornate cerco nell’arco delle 24h di dedicare più tempo possibile alla promozione “online” del mio testo.

 

Scrittura e vita: com’è il tuo approccio?

Cara Cinzia, vedi la scrittura ha suscitato in me sempre una grande emozione. Mi libera la mente dalle mie paure, mi libera dai tormenti quotidiani e fa viaggiare il mio pensiero. Nella scrittura a volte noto che è come se fossi in “Paradiso” e dentro di me, riscontro una pace eterna.  Nel silenzio dei miei pensieri e nel connubio che si crea con la scrittura ritrovo me stesso. La scrittura è per me una valvola di sfogo sui nefasti della vita quotidiana ed è una passione che dona musica alla mia vita. Una passione che mi accompagna quotidianamente e credo che rimarrà tale, poiché penso che l’uomo vivo assecondando le sue “passioni” e senza le “passioni” nulla avrebbe senso e vivrebbe come se fosse un elemento senza senso, in parole povere “tabula rasa”.

 

Stai già scrivendo qualcosa di nuovo?

In questo momento mi sto occupando di:Il saggio “Le finestre dei pensieri” edito con la Booksprint è il “I Volume ” di una “trilogia” che da qui in avanti vorrei portare avanti.  Il prossimo libro sarà sicuramente un’interpretazione dei concetti racchiusi nella parola <<fede>>. Il successivo sarà un’interpretazione dei sogni per come loro si <<presentano>>.  Sulla fede è c’è apparso qualcosa nel saggio “Le finestre dei pensieri” e vi trascrivo un estratto che può rendere l’idea della mia riflessione più di ogni altra mia espressione, questi è: <<Tutte le religioni create dall’uomo si eguagliano nel nome divino di Dio. Questo Dio è chiamato con nomi diversi dalle varie culture, ma eguaglia e differenzia allo stesso modo. Eguaglia poiché si riuniscono tutti in una fede incondizionata verso un ente supremo. Differenzia, perché, nonostante l’ente supremo sia comune, ognuno cerca tramite gli uomini che la rappresentano di primeggiare sugli altri e avere in tal caso l’egemonia. È l’uomo stesso che riflette tali elementi e non la divinità. La divinità indica agli umani una via perseguibile, una via ove sarà possibile raggiungere l’immenso, ma l’uomo decide poi quale via perseguire. Difatti, egli crede che siccome ha fede in qualcosa di superiore, egli è unico e universale. In realtà, l’uomo ha bisogno, nella sua esperienza terrena, di credere in qualcosa che gli dia la possibilità di nascondersi dietro ad essa. Il credere, però, lo avvicina al mondo spirituale che lo porta a cimentarsi nell’atto della conquista della fede. Arriva a credere che un ideale sia suo e questo suo si trasforma in fede, in un elemento imprescindibile che si manifesta nell’atto del credere. Credere e avere fede provengono dalla stessa radice verbale e sono l’uno l’unione dell’altro. Il credere è di per sé in qualcosa, in un’ideale, in un pensiero, in un sogno e in un’immagine è già un credere giusto e sacrosanto. Bello e onnisciente perché è di tutti gli uomini. Giusto e doveroso poiché è semplicemente unico e raro. Indivisibile perché accomuna fatalmente tutti gli uomini sotto uno stesso dire, uno stesso ideale o pensiero, sotto uno stesso tetto. Il credere rappresenta a mio modo di vedere l’atto più nobile che l’uomo abbia mai avuto. È nobile perché è unico, onnisciente e onnipresente. È fermo in ogni uomo e fedele a tutte le posizioni avviate dalla memoria. È nobile perché esprime la stessa forza dell’uomo che è nobile per conto proprio. Perciò a mio parere ogni fede è nobile. Nell’atto in cui l’uomo esprime la propria fede, egli si sente garante e portavoce di un’ideale.>>

 

Da queste parole nascerà sicuramente dopo un attento studio sulla tematica il libro sopra indicato. Ma credo che ci vorrà del tempo perché il tema è assolutamente da trattare con riserbo e rispetto altrimenti si rischia di perdersi in un bicchiere d’acqua. Infine, sto lavorando da tempo all’aggiornamento del mio primo saggio ” Tra etica e morale” edito con l’Arduino Sacco Editori.

 

Infine, permettetemi di ringraziare la  curatrice  di questa intervista, Cinzia Cavallaro,  e di ringraziare tutti i lettori del blog ” Parole in movimento….Scrivo, ergo sum”. Un saluto cordiale a tutti da parte di Alessandro Bagnato.

 

Alessandro ringrazia me e io ringrazio voi per la lettura e lui per avermi dato la possibilità di conoscerlo meglio e di presentarlo ai followers del mio blog.

2 commenti su “Le finestre dei pensieri

  1. Grazie ad Alessandro ,per la chiarezza nell’esposizione di un tema, che per un neofita quale io sono, è stata fondamentale per creare in me una forte curiosità nei confronti di temi” Filosofia e pensiero umano da sezionare e analizzare con più attenzione” di difficile comprensione per me .Questo avvicinamento e attenzione ai pensieri che tutti abbiamo nella testa e alla possibilità di sviscerarli ,senza farceli scivolare addosso, mi ha indotto a provare interesse anche per filosofia .Per iniziare penso sia un buon viatico cominciare acquistando e poi leggendo con attenzione il libro “Le finestre dei pensieri “di Alessandro Bagnato.Un ringraziamento a Cinzia Cavallaro che con le sue utili domande all’autore che hanno contribuito ad aprire uno spiraglio nella mia mente .Grazie a entrambi .Carlo Marcucci

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