Detto questo, detto tutto…

…scrisse il poeta alla madre in occasione del Natale.

E sono davvero parole di poeta quelle racchiuse nel libro che raccoglie le lettere di Natale alla madre di Rainer Maria Rilke. Lo sono perché intramontabili, perciò attualissime e profonde.

Come si fa a fare silenzio nel proprio cuore? A costruire un presepio nel proprio cuore? Cos’è e cosa rappresenta il silenzio e il presepio oggi, 23 dicembre 2011, nelle nostre famiglie, nei nostri giorni caotici e convulsi? Quali sono le emergenze personali e sociali? Quanto siamo consapevoli dei problemi incombenti? E quanto ci spaventano insieme all’insicurezza dilagante?

E con queste domande si potrebbe continuare all’infinito per ricordarci che, per grazia di Dio, esiste

quell’intimissima sapienza della grazia per la quale nessun tempo è troppo pregno di fatalità e nessuna angoscia è tanto serrata che essa non sappia al tempo suo – che non è il nostro! – entrare e penetrare con la sua mite vittoria quanto sembrava insuperabile  

Luce e manifestazione della Luce della quale forse ci siamo dimenticati: abbiamo smarrito da tempo ormai il significato profondo di questa nascita che ha cambiato il mondo e che dovrebbe cambiare i nostri cuori ogni anno e, per estensione interiore, ogni giorno. Ma il tempo è giunto a compimento: siamo talmente nelle tenebre che non possiamo che anelare a questa Luce, alla Sua Luce. Per salvarci davvero e una volta per tutte perché

questa però è la notte della profondità spalancata e radiosa.

Auguri a tutti, di cuore.

Lettera di Natale – Rilke

3 commenti su “Detto questo, detto tutto…

  1. Le lettere di Natale alla mamma sono tutte firmate René, quasi a confermare quel rapporto conflittuale e tormentato fra madre e figlio; quando lui si esprime invece con sincera poesia si firma Rainer, il nome del nuovo battesimo, ricevuto da Lou Salomé.
    Le Lettere di Natale alla mamma, sotto la dolcezza del titolo, sono il prodotto della più sconcertante contraffazione di sentimenti da parte di questo grandissimo poeta e fragilissima persona. Ancora non mi faccio capace come possano coesistere, nel 1915, all’età di 40 anni, quella “poesia” di così virulenta e impietosa accusa alla madre, che il tradurla mi ha rattristato (“Misero me, mia madre mi dilania!”) e la chiusa della successiva letterina natalizia (“…che il Bambino ci rammenti la crescita infinita e la gloriosa potenza della Sua intima debolezza. Che benedica te e me, mia cara mamma. Il tuo vecchio René”)

    Cento anni fa, nel gennaio del 1911, nell’isolamento di Duino,il poeta aveva creato quel piccolo ciclo di 15 poesie, “La vita di Maria”,in cui (inconsapevolmente credo)nell’immagine del primo incontro di Gesù risorto con Maria tenta di superare il proprio conflitto madre-figlio.
    Trascrivo qui la poesia, riprendendola dal libro che appare in questi giorni in libreria, edito dalla Casa editrice “Il Cerchio” , la quale gentilmente mi autorizza a questo.

    RACCOGLIMENTO DI MARIA CON IL RISORTO
    Ciò che allora provarono non è
    dolcezza pur sempre terrestre,
    preposta a misteri?
    -lui che lieve a lei va nel pallore
    evocante il sepolcro,
    lui, in completezza risorto.
    A lei, oh, per prima. Ivi e ambedue,
    nel guarire ineffabile.
    Guarivano, oh sì! Bisogno non c’era
    d’intenso contatto.
    Soltanto un istante la mano
    già quasi eterna
    lui sulla spalla di donna appoggiò.
    E, come in tacite
    piante, l’età nuova fu in loro,
    coevi infiniti,
    e fu primavera
    di un conoscersi estremo.

    La festa non è un ripetersi di date, ma la scoperta di un frutto maturato dopo la fatica della prova.
    In questo senso, tanti tanti auguri.

    marmar

    • Grazie davvero del commento così chiaro e circostanziato; in questo senso, approfitto subito per ringraziarti ulteriormente di avermi passato la info di questo nuovo libro di imminente pubblicazione.
      Riguardo al resto, a differenza di te, mi capacito eccome! E non credo che i sentimenti fossero contraffatti bensì del tutto sinceri: semmai ambivalenti. Tutto quello che illustri ci sta perfettamente con la natura umana: siamo tutti luminosi e tenebrosi al contempo, nel caso di Rilke il suo conflitto maggiore era quello con la madre, per semplificare in due parole una personalità sensibilissima e complessa.
      Infine, contraccambio gli auguri con la certezza assoluta che, dopo le prove, arriva sempre una gioia che ci autorizza a celebrare una festa.
      Ti aspetto ancora qui, se ti va.

      • Ti sono davvero grato per quanto scrivi: “luminosi e tenebrosi al contempo”.
        Dalla Genesi ad oggi, il paesaggio della nostra conoscenza è corso da una spettacolare inquietudine di nubi, ombre e luci che trascorrono su di noi e in noi. Quel Weltinnenraum che si rivelò a Rilke, è un cosmo a cui con i più disparati apporti tutti lavoriamo. La poesia, la poesia di Rilke, lo sa; laddove l’uomo appare inaffidabile ed ambiguo (il rapporto con la madre e con la donna), l’artista merita credibilità.
        Per questo, a 75 anni, ancora discuto animatamente con lui e scopro che ha finalmente dimora, questo europeo senza casa; la dimora che a lui si confà: il WEB errabondo. Da pivello in questo mondo l’ho scoperto da poco e ne sono estremamente lieto. Non è un mondo di certezze, ma d’infiniti incontri e questo si addice allo sterminato brulichio di pellegrini d’ogni sorta, titubanti e sprovveduti da quando si fu catapultati nel ‘900, con Rilke.

        Trepidi, vorremmo una certezza:
        antica? …in noi troppa giovinezza,
        ma vecchi, per ciò che non è ancora.

        Noi, giusti se tuttavia lodiamo,
        perché, ahimé, siamo la scure e il ramo,
        mentre dolce il rischio s’insapora.

        (da “Sonetti a Orfeo”, II,23)

        Dunque: avanti, pellegrini, in buona compagnia, cantando!

        marmar

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