A Pasqua illuminanti pensieri rielaborati leggendo Thomas Merton

Prega per trovare te stesso

Esiste un punto in cui io posso incontrare Dio in un reale e sperimentale contatto con la sua infinita attualità: è il punto in cui il mio essere contingente dipende dal suo amore.

Se, come i mistici d’Oriente, riuscirete a cacciare dalla vostra mente ogni pensiero e ogni desiderio, potreste ritirarvi nel centro di voi stessi e concentrare tutto ciò che è in voi sul punto immaginario in cui la vostra vita si sprigiona da Dio; pure non troverete Dio. Nessun esercizio naturale può portarvi in contatto vitale con Lui. Se egli non proclama il suo nome nel centro della vostra anima, voi non lo conoscerete più di quanto una pietra non conosca il terreno su cui giace nella sua inerzia.

La nostra scoperta di Dio è, in un certo senso, la scoperta che Dio fa di noi. Non possiamo salire in cielo per trovarlo, perché non abbiamo modo di sapere dove sia il cielo o che cosa sia. Egli scende dal cielo e ci trova. Egli ci guarda dagli abissi della sua infinita attualità, che è dovunque, e il fatto stesso che egli ci guarda ci comunica una realtà superiore in cui a nostra volta lo scopriamo.

In quel momento il punto del nostro contatto con lui si schiude, e noi passiamo per il centro della nostra anima ed entriamo nell’eternità.


Dio vede tutte le cose esistenti ed esse esistono perché egli le vede. Esse sono buone perché egli le ama. Il suo amore è la loro bontà intrinseca. Il valore che egli vede in esse è il loro valore. In quanto egli le vede e le ama, tutte le cose lo riflettono, ma per quanto presente in tutte le cose per la sua conoscenza, il suo amore, la sua potenza e la sua provvidenza, Dio non è necessariamente compreso e conosciuto da esse. Egli è solo conosciuto ed amato da coloro cui egli ha donato liberamente una partecipazione alla conoscenza e all’amore che egli ha di se stesso. Per conoscere ed amare Dio quale egli è, occorre che Dio dimori in noi in un modo nuovo e speciale. Così Dio getta un ponte sulle infinite distanze tra lui e gli spiriti creati per amarlo. Il Padre, dimorando nell’intimo di tutte le cose e di me stesso, mi comunica il suo Verbo e il suo Spirito, e per queste missioni del suo Verbo e del suo Spirito io sono attratto nella sua stessa vita e conosco Dio nel suo stesso amore.

La scoperta della mia identità incomincia e si compie in queste missioni, perché in esse Dio stesso, portando in Sé il segreto di chi io sono, comincia a vivere in me il mio vero io. Vivo, iam non ego, vivit vero in me Christus.

Queste missioni hanno inizio con il Battesimo. Ma esse non assumono alcun significato pratico nella vita delle nostre facoltà fintanto che non diventiamo capaci di consapevoli atti d’amore. Da allora la speciale presenza di Dio in noi dipende completamente dalla nostra elezione. Da allora la nostra vita diventa una serie di atti di scelta fra la finzione del nostro falso io, che noi nutriamo con le illusioni della passione e dell’appetito egoistico, e la nostra vera identità nella pace di Dio.

Fintanto che io sono sulla terra, la mia mente e la mia volontà ostacolano più o meno le missioni del Verbo di Dio e del suo Spirito. Io non accolgo facilmente la sua luce.

Ogni moto del mio appetito naturale, anche se la mia natura è in sé buona, tende in una maniera o nell’altra a mantenere accesa in me l’illusione che è opposta alla realtà di Dio vivente in me. Anche se sono buoni, i miei atti naturali, quando sono soltanto naturali, tendono a concentrare le mia facoltà sull’uomo che non sono, su colui che non posso essere, il falso io in me, la persona che Dio non conosce. E questo avviene perché sono nato nell’egoismo. Sono nato egocentrico. E questo è il peccato originale.

Anche quando cerco di piacere a Dio, tendo a piacere alla mia ambizione, sua nemica. Vi può essere imperfezione anche nell’amore ardente di una grande perfezione, anche nel desiderio di virtù, di santità. Anche il desiderio di contemplazione può essere impuro, quando dimentichiamo che vera contemplazione significa la completa distruzione di ogni egoismo, la più assoluta povertà e purezza di cuore.

Giustifica la mia anima, o Dio, ma insieme con tuo fuoco infiamma la mia volontà. Risplendi nella mia mente, sebbene forse ciò significhi “sii tenebra per la mia esperienza”,  ma occupa il mio cuore con la tua meravigliosa vita.

Fa’ che i miei occhi vedano nel mondo soltanto la tua gloria, che le mie mani non tocchino cosa che non sia per il tuo servizio. Fa’ che la mia lingua non gusti pane che non mi fortifichi per lodare la tua gloria. Sentirò la tua voce e sentirò tutte le armonie che tu hai creato, contando i tuoi inni. La lana delle pecore e il cotone dei campi mi riscalderanno abbastanza perché io possa vivere al tua servizio, e tutto ciò che sopravanza appartiene ai tuoi poveri. Fa’ che usi tutte le cose per una sola ragione: per trovare la mia gioia nel darti grande gloria.

Perciò tienimi lontano, soprattutto dal peccato. Tienimi lontano dalla morte del peccato mortale che mette l’inferno nella mia anima. Tienimi lontano dal delitto della lussuria che acceca ed avvelena il mio cuore. Tienimi lontano dai peccati che divorano con fuoco irresistibile la carne dell’uomo fino a distruggerlo. Tienimi lontano dall’amore del denaro che è odio, dell’avarizia e dall’ambizione che soffocano la mia vita. Tienimi lontano dalle vane opere di vanità e dall’ingrata fatica in cui gli artisti si distruggono per orgoglio, danaro e reputazione, in cui i santi rimangono soffocati sotto la valanga del loro zelo importuno. Rimargina in me la profonda ferita della cupidigia e degli appetiti, che con il suo stillicidio di sangue esaurisce la mia natura. Schiaccia il serpente dell’invidia che avvelena l’amore e uccide ogni gioia.

Scioglimi le mani e liberami il cuore dall’indolenza. Liberami dalla pigrizia che si traveste di attività quando l’attività non rientra nel mio dovere, liberami dalla viltà che fa ciò che non  è richiesto, per evitare il sacrificio.

Ma dammi la forza che si mette al tuo servizio nel silenzio e nella pace. Dammi l’umiltà in cui soltanto è riposo, e liberami dall’orgoglio che è il più pesante dei fardelli. E possiedi tutto il mio cuore e tutta la mia anima con la semplicità dell’amore. Occupa tutta la mia vita con l’unico pensiero e desiderio dell’amore, perché io possa amare non per amore del merito, non per amore della perfezione, non per amore della virtù, non per amore della santità, ma per Dio solo.

Perché questo significa cercare Dio in verità: rinunciare all’illusione e al piacere, alle opere di cui Dio non ha bisogno, alla gloria che è solo pompa umana; tenere la mente sgombra da ogni confusione perché la mia libertà possa sempre essere a disposizione della sua volontà; tacere nel mio cuore ed ascoltare la voce di Dio; mantenere libero l’intelletto dai concetti e dalle immagini delle cose create per ricevere nella fede il segreto contatto con Dio; amare tutti gli uomini come me stesso; riposare nell’umiltà e trovare pace sottraendomi ai conflitti e alle competizioni con gli altri; sottrarmi alla controversia e togliermi dalle spalle il grave peso dei giudizi, delle censure, delle critiche e tutto il fardello d’opinioni che non ho l’obbligo di portare; avere una volontà sempre pronta a rinchiudersi in se stessa e a trascinare tutte le potenze dell’anima nel suo centro più profondo per riposare in silenziosa attesa dell’avvento di Dio, raccolta in tranquilla e spontanea concentrazione sul punto della mia dipendenza da Lui; radunare tutto ciò che sono ed ho e tutto ciò che posso eventualmente soffrire o fare o essere, ed abbandonare tutto a Dio nella rassegnazione di un perfetto amore e di una fede cieca e di una pura fiducia in Lui, per fare la Sua volontà. E poi attendere nella pace, nel vuoto e nell’oblio di ogni cosa.

Bonum est paestolari cum silentio salutare Dei.

Lascia un commento