La grande bellezza

In questo film di Paolo Sorrentino, ci ritroviamo spettatori della città di Roma in chiaro scuro e anche a colori, in alternanza più luminosa o più buia, con musiche celestiali o, per contro, popolar chic. Non è casuale, secondo me, ma è una scelta precisa per veicolare meglio il messaggio insito nel film. E quale città meglio si prestava come set? È in effetti perfetta per la sua indiscussa bellezza, nella quale convivono tutti. E in particolar modo in questo film dove lo sguardo si sofferma su tutte le sfumature della spiritualità (dall’alto prelato alla suora missionaria povera e centenaria) a quelle poste all’altra estremità della mondanità a tratti eccessiva, a tratti annoiata, intellettualoide, un po’ ricca e nobile e un po’ alternativa.

Nulla di nuovo sul fronte umano, e in questo cloasma si muove lo scrittore in crisi. E alzi la mano chi non è mai stato in crisi, anche se per un breve tempo. In un post di qualche mese fa avevo scritto ad un certo punto: Ci salverà la bellezza. Anche il protagonista, che è sempre alla ricerca de La grande bellezza, nei tempi, nei modi e nei luoghi sbagliati, torna alle origini, dopo che gli viene detto da una persona illuminata di non dimenticare le radici.

In questo film visionario, a tratti un po’ lento per ben trasmettere l’inutilità di una vita vacua e ripetitiva, vi ci troverete tutti, che piaccia o no. Ricostruirete pezzo a pezzo un percorso interiore che ci accomuna.

grande-bellezza-corto-scene-eliminate-Films-of-City-FramesNon posso negare che mi ha fatto un certo effetto vedere uno scrittore come protagonista; e il suo amico poeta di contorno il quale, per salvarsi, torna alle origini prima di lui. Mi sono commossa quando era emozionato per avere a disposizione il teatro dove poter leggere i suoi versi davanti ad un pubblico apprezzante ma sparuto. Un piccolo teatro in una grande Roma in chiaro scuro, appunto.

E in questa scena si rafforza una certezza: ricordiamoci di noi stessi, da dove veniamo per decidere bene dove andare, in qualsiasi situazione. E l’arte, la poesia e la bellezza portiamola con noi. Sempre. Altrimenti finiremo giocoforza come lo scrittore protagonista, profondamente sterile e stancamente ripiegato su sé stesso.

IL PRIMO SOLE

Michele DelpianoUn piccolo e prezioso gioiello poetico che contiene i versi di Michele Delpiano, giovane e valente poeta che ha confezionato questa silloge dal titolo Il primo sole, scegliendo tra i suoi componimenti quelli con un unico filo conduttore.

Ho avuto il piacere di curarne la prefazione, nella quale già ho illustrato e commentato le sue poesie. Ora ho un rinnovato piacere e l’opportunità di poter porre alcune domande all’autore e condividerle con voi.

Qual è dunque il filo conduttore della raccolta?

È la rinascita, la risurrezione, la svolta. È la speranza, per non dire certezza, che il dolore può essere guarito, che le ferite possono essere sanate, che la morte può essere vinta dalla vita.

Nella quarta di copertina hai scelto un passaggio della mia prefazione nella quale paragono il tuo libro ad un viaggio interiore: è effettivamente così? Come è nata questa raccolta?

Da tempo progettavo una mini-raccolta di poesie edite. L’occasione giusta c’è stata proprio quando, come hai ben messo in evidenza tu stessa, ho intrapreso un percorso interiore – psicologico e spirituale – che mi ha condotto fuori dalle grotte in cui mi ero rifugiato per lasciarmi cullare e divorare dalle mie sofferenze, dai miei rimpianti, dai miei dubbi.

Nei tuoi versi è molto presente il contrasto tra luce e tenebre: cosa ti affascina di questa opposizione?

Soprattutto il fatto che chi vive nelle tenebre prima o poi si abitua, anzi comincia ad amarle, si lascia sedurre e costruisce il suo nido nel buio del dolore senza accorgersi che si sta lasciando ingoiare dal dolore solo perché non ha il coraggio di alzare la testa, di guardare avanti e di compiere quei piccolissimi passi che lo separano dalla luce. Infatti, la luce spesso è proprio davanti a noi ma non riusciamo a vederla o non vogliamo farlo. La luce a volte ci spaventa, soprattutto cercare e percorrere la strada che conduce alla luce. Cosicché paradossalmente siamo spaventati dalla felicità, non la capiamo, sentiamo che non ci appartiene. Ma in realtà noi siamo esseri di luce e siamo destinati ad essere felici, dobbiamo solo capirlo e volerlo fortemente.

Ho scritto nella prefazione che alcuni versi sono potenti e disarmanti, di Ungarettiana memoria. Ungaretti, con il suo ermetismo, ha avuto un ruolo importante nella tua formazione letteraria?

Non molto; anche se conosco le sue poesie e la sua vita sin dall’infanzia. Le sue folgorazioni poetiche mi entrarono dentro alla scuola media e forse, inconsciamente, condizionano la mia poesia. Tra l’altro credo che tu sia stata troppo generosa a definire alcuni miei versi potenti e disarmanti!

Ha senso oggi scrivere poesia?

Ha sempre senso scrivere poesia, per sé stessi e per il mondo. I poeti non lo sanno ancora ma salveranno il mondo!  Lo diceva Tiziano Terzani che sognava una congiura di poeti che prendessero in mani le redini del mondo e aiutassero le genti a pensare diversamente. La poesia è una medicina, scava dentro di noi e ci conduce all’essenziale liberandoci dalla perniciosa apparenza del mondo.

Hai scelto di pubblicare autonomamente, avvalendoti della Licenza Creative Commons. Ci vuoi spiegare il perché di questa scelta?

La poesia oggi non si vende, quasi per niente. In Italia un milione di persone scrive poesie e non legge poesie. Allora perché far arricchire editori che ormai si sono ridotti a soli tipografi? E perché coltivare il sogno vano del successo da poeta? Tanto vale, pubblicare da sé, stamparsi e promuoversi con i propri mezzi. Si riesce ad arrivare alla propria cerchia di lettori e agli eventuali curiosi anche in questo modo. Se, un giorno, gli editori torneranno a fare gli editori e la poesia tornerà ad essere veramente letta, solo allora si potrà tornare a pubblicare nella modalità standard.

In che modo ci si può procurare il tuo libro IL PRIMO SOLE?

Attraverso due possibilità: o scrivendomi alla mia casella di posta elettronica micheledelpiano17@libero.it oppure scaricandola gratuitamente dal mio sito http://sospoesia.jimdo.com/

Come seguire la tua attività, sul web e non solo?

Oltre al sito succitato, curo un blog http://ilsognatoreaccanito.blogspot.it/

Inoltre ho un profilo facebook https://www.facebook.com/michele.delpiano1

Ci vuoi dedicare una poesia di tua scelta?

Certo. Vi lascio con questa poesia che è l’overture della raccolta. È l’inizio del cammino verso la luce, la sua accettazione, la sua comprensione. E grazie per avermi intervistato, Cinzia, e grazie ai tuoi lettori per il tempo che mi hanno dedicato.

IL PRIMO SOLE

Il mio eco è fatto di sole

parole semplici

e rovinose lettere d’amore.

Ridonda l’eco del sole

che ora comincia a splendere

che ora si allunga ad infilarsi

tra i sottili contorni

delle rocce delle grotte

rifugio e prigione per il funambolo.

Così mi riscalda il tiepido sole

splendente al di là della grotta

gonfia le vene di nuova vita

gocce flebili di primavera.

 

Un libro amico per l’inverno

Sogno-AmarantoNei giorni scorsi sono stata informata dalla Giuria del Premio Letterario Nazionale “Un libro amico per l’inverno” di aver ricevuto una Menzione d’onore con Medaglia GueCi per il mio romanzo Sogno amaranto.

Già sapevo di essere giunta in finale, quindi di essere stata selezionata nella rosa dei 36 autori finalisti scelti tra i 678 partecipanti.

Un ringraziamento sincero alla Giuria Lettori e alla Giuria Critici di questo premio - patrocinato dall’Unesco - che hanno speso il loro tempo e le loro energie alla lettura dei libri. Aggiungo inoltre le mie congratulazioni agli scrittori vincitori e finalisti, e un incoraggiamento a tutti gli altri affinché non demordano mai.

Se volete conoscere l’Associazione Culturale GueCi, presieduta dalla scrittrice e poetessa Anna Laura Cittadino, le varie attività e leggere il verbale di giuria, non dovete fare altro che fare clic qui.

Poesia e crisi

megafono-poesia-fbÈ appena trascorsa la giornata mondiale della poesia patrocinata dall’Unesco e, proprio il giorno prima, è stato pubblicato il rapporto sulla lettura in Italia che ha rilevato la profonda crisi del libro. In un’intervista che ho seguito ieri alla radio mentre ero in auto, è stato dichiarato che l’avanzare dell’editoria digitale non compensa e non giustifica la crisi della lettura in generale. Un percorso tutto in discesa che sembra non arrestarsi.

È noto che la poesia non ha mai riempito gli scaffali delle librerie e che si tratta di un genere letterario di nicchia. Mi ha molto impressionato pensare ad una giornata che celebra la necessità e la bellezza della poesia e, nel contempo, il disinteresse sempre più marcato per il libro.

Questo pensiero mi fa tornare alla mente un libro di Donatella Bisutti pubblicato negli anni ’90 dal titolo emblematico: La poesia salva la vita. Sono convinta che sia vero, sia che la si scriva o che la si legga. E mi sovviene lo slogan del Salone del Libro di Torino del 2008: La bellezza ci salverà.

Non lasciamoci rubare i sogni e la speranza, e neppure massificare. Ancor meno intrappolare in pensieri negativi sulla realtà che ci circonda.

È vero: si fa fatica in tutto, per la maggioranza si fatica ad arrivare a fine mese, ma la bellezza di un verso o di un libro significativo può e deve fare la differenza. Crediamoci!

Ai miei amici e colleghi scrittori ricordo che Andrew Motion, il poeta di cui ho parlato nel mio precedente post, suggerisce agli scrittori che attraversano un blocco creativo di leggere poesia. Io sono convinta che può curare anche il blocco del lettore, non solo dello scrittore.

Mettetevi comodi e ascoltate, se volete in cuffia, il poeta irlandese Seamus Heaney in proposito, ne vale la pena (è sottotilato in italiano). Con il suo inglese pulito e preciso, vi guiderà in una passeggiata poetica senza eguali. Scoprirete

la poesia come penetrazione nelle cose per come sono

e potrete vivere meglio.

A lui è stata dedicata la giornata mondiale della poesia di quest’anno dato che, il premio Nobel 1995, ci ha lasciati lo scorso 30 agosto.

In the Attic

Vi propongo la traduzione di una poesia di Andrew Motion, un poeta inglese contemporaneo che merita di essere letto e conosciuto anche in Italia. Trovate notizie sull’autore e il testo originale visitando questo sito.

In soffitta

Anche se ora sappiamo

che i tuoi vestiti non saranno mai più

necessari, li conserviamo di sopra

in un baule chiuso a chiave.

 

Là talvolta mi inginocchio,

stringendoli, cercando di far rivivere

i momenti in cui li indossavi, di ricordare

la forma precisa di braccio e polso.

 

Le mie mani si infilano

in maniche vuote, invisibili,

esitano, poi sollevano

campioni di memoria:

 

una verde vacanza, un rosso battesimo,

tutte le tue vite incompiute

che in estati scure sbiadiscono,

e mi penetrano in testa come polvere.