I versi di Titos Patrikios

 

Chi è malato di parole nuove, chi vive di poesia nonostante e al di là di tutto, chi scrive poesia con la penna o la matita, che a volte sono leggere come una piuma e ci conducono in alto, oppure sono pesanti come un pugnale e ci portano giù, nel buio, non può che essere d’accordo con Titos Patrikios.

Ogni volta è un parto, è un travaglio. È il risultato di un viaggio interiore ed esteriore affrontato con tutto di noi stessi, anche con paura ma con la determinazione di passarci attraverso. Come la vita, un viaggio a senso unico nel quale i poeti lasciano i loro versi come figli eterni e indimenticabili.

Infine, vi invito a leggere la poesia che segue ma anche a guardare il video che troverete al link del poeta, non solo per conoscerlo meglio, ma perché questa intervista è davvero ricca di pensieri e parole significative per tutti, non solo per i poeti.

 

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I versi, I

I versi sono come i figli.

Crescono nelle viscere con rumori segreti,

soffrono dentro di te, si ammalano,

poi inaspettatamente si fanno grandi,

un giorno ti si rivoltano contro,

contro di te che hai dato loro la vita,

finché se ne vanno per sempre

e non sono più soltanto tuoi.

Titos Patrikios (Da Anni di pietra – 1953-1954)

Intervista a Edi Guselli

 

Procediamo nella nostra conoscenza con gli autori dei racconti pubblicati nell’antologia collettiva Crisalide.

edi guselliIl nuovo autore è Edi Guselli e il suo ambiente naturale è il teatro oltre alla scrittura. Come sempre risposte interessanti tutte da leggere e condividere!

 

Il tuo racconto L’altra notte è molto scenografico, suggestivo, onirico e ricco di colpi di scena. La tua formazione teatrale influenza la tua scrittura narrativa?

Non proprio… diciamo che dal teatro ho sviluppato il gusto per le ambientazioni, per così dire, “d’effetto”, ovvero la tendenza a descriverle privilegiando l’atmosfera che evocano, cosa fondamentale nel teatro. Per il resto, a parte quando mi metto a lavorare su testi teatrali, le due cose si mantengono su binari diversi.

È più gratificante essere attori o scrittori?

Al momento ti direi attori, anche perché non mi reputo ancora uno scrittore nel vero senso della parola. Essere attore ti permette di testare immediatamente la reazione del pubblico e, se le cose vanno come devono andare, la gratificazione è grande e immediata.

Che cosa ti affascina del genere horror-giallo?

Tante cose… il mistero innanzitutto, in quanto sono sempre stato attratto dall’ignoto, dai segreti, dalle coincidenze che portano agli enigmi; poi il mio gusto personale per le atmosfere orrorifiche, che spesso metto anche nelle mie storie gialle. Tuttavia resta soprattutto un amore “a pelle”, qualcosa di difficile da esprimere a parole.

 

Antologia di racconti

Antologia di racconti

Perché hai deciso di partecipare alla pubblicazione di Crisalide?

Era una splendida occasione per poter far conoscere una mia storia, il mio stile e anche un po’ di me stesso. Di questi tempi, ogni occasione del genere non va lasciata andare.

Lo rifaresti?

Al momento mi sono preso una pausa dalla scrittura fino a nuovo ordine per vari motivi ma, se dovesse ricapitare, perchè no? Di materiale ne ho tanto e di idee anche di più.

Come sei arrivato alla scrittura e cosa rappresenta nella tua vita?

L’ho avuta sempre dentro, fin da bambino, quando buttavo giù raccontini su blocchi di carta inventandomi storie fantasiose. Nonostante tutte le difficoltà, non posso negare che sia una parte fondamentale della mia vita… anche il bisogno di raccontare fa parte di me da sempre.

Cosa hai pubblicato e perché?

Oltre al racconto di Crisalide ho pubblicato un romanzo breve gotico (Ciò che il tempo dimentica) nel 2007 ma non ne vado particolarmenteil ritratto che urla fiero poiché non è stata un’esperienza positiva, sebbene mi abbia insegnato tanto; poi un racconto dell’orrore (La finestra di Rue Sans-papiers) nel numero di maggio 2010 della rivista Short Stories, cosa di cui invece sono molto orgoglioso; infine il romanzo giallo Il ritratto che urla nel 2011, forse uno dei lavori che mi sono venuti meglio. Nonostante gli alti e bassi, sono tutte opere in cui ho creduto e credo ancora, altrimenti non li avrei certo pubblicati.

Cosa pensi dell’editoria italiana?

Poco di buono. Fortunatamente ci sono ancora editori che credono nella buona narrativa e lettori di mente aperta e voglia di leggere, ma la legge del mercato e del consumo dilaga sempre più; così finiamo per ritrovarci sommersi di libri usa e getta di valore quasi nullo, di storie che fanno scalpore, vendono moltissimo, diventano casi nazionali e poi, dopo poco tempo, nessuno li ricorda più. Troppe mode da seguire, tendenze da imitare, pubblico da accontentare e si finisce per prendere regolarmente le direzioni sbagliate, mostrando interesse per lo standard senza originalità né qualità e indifferenza per ciò che invece meriterebbe attenzione. Non parliamo poi dell’editoria a pagamento: definirla una piaga è riduttivo. In questo modo, nel nostro paese ci sono sempre più “scrittori” e sempre meno lettori e con un panorama simile i pensieri non sono molto positivi.

È difficile essere scrittori nella nostra epoca e nel nostro paese?

Maledettamente difficile. In parte i motivi li ho elencati prima, e questo è anche uno dei motivi per cui ho scelto di prendermi una lunga pausa dall’editoria.

Immagina di vivere in un luogo ameno e isolato dal mondo dove puoi portare solo quattro libri (non tuoi): cosa scegli?

Per cominciare, la raccolta delle opere di Howard Lovecraft, della quale non posso fare a meno; poi la saga del Signore degli anelli, quindi Bar Sport di Benni e infine By reason of insanity di Shane Stevens.

Sei pronto, come scrittore, per un’editoria unicamente digitale?

Non saprei, la cosa un po’ mi preoccupa. Non sono un nemico della tecnologia anzi, ma non mi piace affatto l’idea di sostituire i libri cartacei con gli ebook; le ragioni sono tante, ma una fra tutte è questa: e se un giorno, per qualche ragione, i lettori di ebook non dovessero più funzionare e perdessero i loro dati? Le parole su uno schermo sono solo virtuali e temporanee, quelle su carta sono reali e per sempre.

L’autorità perduta

 

Autorità: che parola austera di questi tempi. Cosa significa oggi? E se riferita ad un genitore, dunque in un contesto educativo, ha ancora un senso? È forse giusta l’autorità che ritroviamo nel film The tree of life, del quale ho scritto nel post precedente, ovvero un padre autoritario in perfetto stile anni ’50?

Francamente non so perché l’autore di questo libro, Paolo Crepet, abbia scelto per il titolo del suo libro L’autorità perdutal'autorità perduta_crepet. Esattamente autorità piuttosto che autorevolezza. Sfumature del linguaggio, direte voi, ma per me non è così. Con un sillogismo semplice e veloce, analizzando le parole — visto che chi scrive sa che queste non sono campate per aria ma hanno un peso e un senso —  proviamo a ricostruire.

Autorità e autorevolezza hanno la stessa radice latina auctor –oris, autore ma si sviluppano in modo diverso:

autorità si riferisce all’azione determinante che la volontà di una persona esercita (per forza propria, per consenso comune, per tradizione, ecc.) sulla volontà e sullo spirito di altre persone;

autorevolezza invece è un derivato di autorévole  e si riferisce a persona che ha certo autorità,  ma per la carica che riveste, per la funzione che esercita, per il prestigio, il credito, la stima di cui gode; oppure attiene a cosa, che rivela o ha in sé autorità, perché proviene da persona tenuta in gran conto.

Procedendo oltre e a ritroso scopriamo che autóre deriva dal latino augere «accrescere»; propriamente s’intende «chi fa crescere».

Mi pare che sia meglio accrescere e far crescere perché, come genitori, si è tenuti in gran conto piuttosto che agire per forza di un’azione determinata dalla mera volontà. Genitori dunque autorevoli e non autoritari. L’autorevolezza presuppone la stima e la voglia di accrescere. Mi chiedo: sono ancora vive nel rapporto genitoriale dei giorni nostri?

L’autore in questo libro ci invita a riflettere sull’autorità perduta, anche se poi nella lettura ecco apparire anche la parola autorevolezza. Nelle sue pagine si ritrovano uno spaccato della società contemporanea e una fotografia fedele e disincantata dell’attuale mondo dell’infanzia, adolescenza e gioventù. Egli parla principalmente ai genitori e dei genitori, per arrivare a descriverci le dinamiche dei figli. Ci sono pagine che ti fanno venire i brividi, non solo per i fatti riportati, ma per come siamo diventati e per i danni che causiamo a noi stessi e, di conseguenza, ai nostri figli. Altre invece sono commoventi ed alcune più lievi, ma sempre con un retrogusto amaro.

Ho trovato questo libro illuminante e condivisibile dalla prima all’ultima pagina, anche se a volte arriva al punto come un pugno nello stomaco, ma è forse necessario per svegliarci da questo torpore educativo e morale che sembra averci assalito, chi più, chi meno. E figli stanno a guardare.

The tree of life

 

Questo film è un’opera d’arte e una poesia continua, non solo con le parole ma anche con le immagini.

Penn-Tree-of-Life_610Seduto in poltrona, l’uomo adulto, una volta bambino, pensa e ricorda la sua vita, ed è tutto uno scatenarsi d’immagini e parole che ci interpellano in ogni momento. Potrebbe sembrare un film senza trama, ma come un puzzle sapientemente strutturato il tutto si ricompone scena dopo scena, frase dopo frase. Parole sussurrate, non recitate, che invitano alla riflessione e non solo alla pura visione per intrattenere lo spettatore. Da vedere e rivedere, come un libro illuminante che si legge e si rilegge, si conserva sullo scaffale della libreria per sempre.

Ritorna ancora per me, come per Bianca come il latte, rossa come il sangue la donna dai capelli rossi raccolti in una romantica crocchia, e questa volta, vuoi anche per il contesto degli anni cinquanta, sembra ancor più somigliante alla modella tanto cara a John William Waterhouse.

Questo film è tutto tranne che romantico, sebbene sia intriso di sentimento e di vita. Immaginate di sedervi in poltrona e cominciate a ripensare alla vostra esistenza sviscerandone il senso, la bellezza e le contraddizioni. Un esercizio utile per tutti, almeno una volta nella vita.

 

 

Le suore ci hanno insegnato che ci sono due vie per affrontare la vita: la via della natura e la via della grazia. Tu devi scegliere quale delle due seguire. La grazia non mira a compiacere se stessa. Accetta di essere disprezzata, dimenticata, sgradita. Accetta insulti e oltraggi. La natura vuole solo compiacere se stessa e spinge gli altri a compiacerla. Le piace dominare, le piace fare a modo suo. Trova ragione di infelicità quando tutto il mondo risplende intorno a lei e l’amore sorride in ogni cosa. Ci hanno insegnato che chi ama la via della grazia non ha ragione di temere. Io ti sarò fedele, qualsiasi cosa accada.

Intervista a Ciro Pinto

 

Ciro-PintoQuesta volta vi invito a leggere l’intervista di Ciro Pinto, scrittore e editor di Crisalide. Semplicemente bravo, gentile e simpatico, nonché professionale. Vincitore di premi letterari e pieno di idee!

Il tuo racconto Una mano per scrivere è molto crudo, con uno stile asciutto, si legge d’un fiato e arriva al punto come un proiettile: che cosa ti ha ispirato?

Innanzitutto grazie, Cinzia, dell’opportunità che mi offri di parlare di me sul tuo blog, ne sono davvero felice.

Sì, il mio racconto, Una mano per scrivere, inserito all’interno dell’Antologia Crisalide, è molto crudo, direi anche duro, come del resto la vita di un immigrato. Mi ha ispirato la visione quotidiana dei nostri extracomunitari che vivono tra mille disagi, molti di più di quelli che iniziamo a vivere noi, con la crisi ormai imperante. Posso dire che l’angolo d’osservazione da un punto estremo come quello di cui narro, può divenire come un grandangolo, utile a cogliere dettagli significativi.

Il ritmo è incalzante come un rap. Il finale lancia un duplice messaggio: la speranza come unico motore inesauribile della condizione umana e la grande forza dell’umanità, che risiede nella sua capacità di tramandarsi.

Com’è stata l’esperienza in qualità di editor di Crisalide?

 

Antologia di racconti

Antologia di racconti

Un’esperienza intensa, qualificante ed estremamente formativa per me. Avevo già avuto modo di fare dell’editing, ma quest’occasione che ha riguardato ben 11 autori (il mio racconto è stato editato da Alessandro Vizzino) è stata interessantissima, ha consentito d’immergermi in tanti mondi e stili diversi. Ovvio che l’attività tecnica è stata molto ridotta, data la qualità dei testi e dei suoi autori.

Per finire, il coordinamento di tanti scrittori che non si conoscono tra loro se non virtualmente, per essere componenti di gruppi nei social network, ha richiesto un buon impegno da parte di tutti, anche se agevolato dal grande spirito di squadra che si è instaurato tra noi.

Prediligi scrivere racconti o romanzi?

Beh, ho iniziato scrivendo racconti, però devo dire che la stesura di un romanzo, con la sua architettura, i suoi flussi, dona un’emozione imperdibile per chi ama scrivere. È chiaro che entrambi i generi di narrativa hanno le proprie peculiarità e indici di difficoltà, ma mi trovo a mio agio in entrambi i casi.

Il problema di Ivana: una breve presentazione per chi non lo ha letto.

È un romanzo scritto di getto, in un mese circa. Il mio primo romanzo, scritto poco più di un anno fa e pubblicato con Edizioni copertina-ilproblemadiivanaDraw Up a Settembre del 2012. È strutturato come un thriller, di cui ha tutti gli ingredienti: mistero, intrigo e suspense. Parla di giovani, che alla soglia dei trent’anni si trovano a compiere scelte difficili e in qualche caso definitive. Delle difficoltà che vivono nel mondo di oggi, dove i riferimenti di sempre, famiglia, lavoro, politica e relazione sociale, stanno ormai vacillando, il tutto drammatizzato dalla crisi economica e di valori, che sta caratterizzando il difficile inizio di questo terzo millennio. Parla di amore, quello classico tra un uomo e una donna e, nel senso più lato, quello per la famiglia, per la propria terra, per se stessi. È ambientato tra Milano e Cetona, un posto ameno della Val d’Orcia. Ivana è lo snodo strategico della storia e rappresenta il fulcro principale della vicenda.

Perché hai deciso di partecipare alla pubblicazione di Crisalide?

Perché mi ha affascinato l’ingaggio. Scrivere della crisi, coniugando le difficoltà che crea con quelle proprie di chi ama scrivere e vorrebbe essere letto. Perché avrei avuto modo di conoscere tanti altri autori, tra cui te, per esempio, che sicuramente mi avrebbero arricchito, e così è stato.

Lo rifaresti?

Certo, rifarei tutto della mia vita, non rinnego niente, nemmeno gli errori, figuriamoci in questo caso in cui tutto è stato sicuramente positivo.

Come sei arrivato alla scrittura e cosa rappresenta nella tua vita?

La scrittura è stata, all’inizio della mia vita, l’unico modo  che riuscivo a utilizzare per esternare le mie emozioni. Ricordo che sin dalle elementari amavo riscrivere a parole mie quei pochi brani classici che apprendevamo a scuola. Da ragazzo, e avviene ancora oggi, ogni lettura mi scatenava la pulsione irrefrenabile di scrivere anch’io. Ma la vita mi ha coinvolto in tutti i suoi aspetti e ho dato fondo a tutte le mie emozioni e le mie ambizioni. Solo da poco, da circa un anno e mezzo, ho cominciato a scrivere sul serio ed è stato come scoperchiare un pozzo.

Oltre al racconto e al romanzo, già citati, ho scritto una raccolta intera di racconti, dapprima pubblicata in self publishing e poi ritirata, due romanzi ancora inediti, una silloge di poesie, anch’essa inedita.

Oggi, alla soglia dei sessant’anni, è la mia grande energia vitale.

 

Cosa hai pubblicato e perché?

Ho pubblicato Il problema di Ivana, Il racconto su citato nell’antologia Crisalide, un altro racconto : C.I.E., sul sito on line per abbonati a lettura su smartphone, storie brevi.it, della Feltrinelli, vivendo la gioia di vederlo nella top ten dei racconti più amati dai lettori, per ben tre mesi, periodo massimo di edizione previsto. Tra poco una mia poesia, Connubio, verrà pubblicata nell’ antologia dedicata alla I Ragunanza. Ovviamente poi ho pubblicato altri racconti e poesie su siti web, in modo free.

Perché? Perché se tutto quello che scrivi rimane nel cassetto, tutto diventa sterile, privato e… triste. Solo la condivisione con gli altri è feconda di vita e di sentimenti.

Cosa pensi dell’editoria italiana?

Bellissima domanda. Penso che sia “nelle pesti”, come tutte le attività e i settori imprenditoriali, in questo periodo così duro. Con l’aggravante di essere un’imprenditoria che svolge il suo ruolo nella cultura, e oggi questo settore, soprattutto in Italia, è vissuto come una zavorra, una voce passiva del bilancio da contenere o azzerare.

È difficile essere scrittori nella nostra epoca e nel nostro paese?

Dico di no! Nonostante ciò che ho poc’anzi affermato. Perché c’è una voglia enorme di esternare sentimenti e di comunicarli. Sono sempre di più i giovani che si cimentano e vibrano di emozioni e di sogni per un loro scritto. Certo la diffusione dell’autopubblicazione e l’uso della stampa digitale favoriscono queste ambizioni, a volte creando storture e abbassando il livello di qualità delle opere. Ma va bene così! Preferisco vedere ogni giorno un giovane appassionarsi all’arte meravigliosa della scrittura, pur annaspando tra sintassi, grammatica, flash back e climax, che scoprirlo lanciare una molotov o bucarsi dietro il muro desolante della solitudine. Viva l’espressione sana e salubre, viva la ricerca di comunicazione, sempre e tutta la vita!

Immagina di vivere in un luogo ameno e isolato dal mondo dove puoi portare solo quattro libri (non tuoi): cosa scegli?

L’Odissea, perché Ulisse rappresenta il simbolo incarnato nei secoli dell’eterna ricerca del nuovo, del meglio. È un eroe moderno, intramontabile.

Le memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar, perché è un libro semplicemente meraviglioso.

La lentezza di Milan Kundera, per l’acume delle sue riflessioni.

Un libro qualunque di Alessandro Vizzino, mio amico e anch’egli scrittore. La lettura di una sua opera riuscirebbe ad animare anche l’eremo più isolato e perché leggendo lui, ritrovo sempre un po’ di me stesso.

Sei pronto, come scrittore, per un’editoria unicamente digitale?

Certo, l’innovazione ha sempre trainato la mia vita, i cambiamenti li vivo come opportunità. Devo dire però che la carta mi cattura, m’imprigiona. L’odore di un libro appena stampato mi penetra nelle narici fino a intrufolarsi nell’anima.

Festival Letteratura Milano

 

Nell’ambito del Festival della Letteratura di Milano ci sarà una presentazione dell’e-book Scrivere in Brianza alla Biblioteca Gallaratese mercoledì 5 giugno alle 18.30.

A seguito della precedente presentazione alla Biblioteca Triante di Monza, ecco che ci incontreremo nuovamente per un incontro intervista sul tema dello Scrivere in Brianza. Il filo conduttore è l’e-book che raccoglie tutte le interviste curate da Azzurra Scattarella, per conto della rivista online Vorrei, ad alcuni autori residenti in questo territorio della Lombardia.

Una simpatica e stimolante chiacchierata a tutto campo sul tema dello scrivere. Non potete mancare!

Locandina-festival-milano

 

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