Fahrenheit 451 Lettura scenica

Scatole di fiammiferi che vengono ripetutamente accesi e nello sfondo una metropoli di notte con il rumore della pioggia. Realtà distopica, ma solo apparentemente lontana, perché su molti punti è di una disarmante attualità. Al centro i libri, minaccia rivoluzionaria che, pertanto, vanno eliminati, bruciati da pompieri che paradossalmente si trasformano in piromani. Gli allarmi si susseguono ogni notte e, in una società iper veloce e consumistica, si cerca di lobotizzare i cittadini intrattenendoli davanti a schermi giganti quanto le pareti di una stanza.

In scena presso l’Auditorium della Biblioteca Civica di Vimercate e nell’ambito di Vimercate Festival, a cura dell’Associazione Teatrale Pontos Teatro con Alessandro Pazzi e Lilli Valcepina, insieme ad altri attori,  è stato notevolmente convicente l’interpretazione di Fahreneiheit 451 tratto dal romanzo distopico di Ray Bradbury e proposto dall’omonima Associazione Culturale F451 Amici della Biblioteca.

La storia è ormai conosciuta ai più, soprattutto a chi i libri li ama e li rispetta. In questa lettura scenica non sono riuscita a distrami un solo secondo e, ad un certo punto, quando mischiati tra il pubblico le voci recitanti si palesavano a turno come i libri imparati a memoria e dunque salvati, mi è salito un vero e proprio moto di commozione.

Un’esperienza teatrale unica nel suo genere che non solo vale la pena di vedere, ma che merita la giusta attenzione e diffusione. Auguro molta fortuna a questo adattamento teatrale, emozionante e vero, che mi piacerebbe rivedere ancora. I brani scelti sono stati molto accattivanti e suggestivi; l’impianto scenico alquanto scarno, è riuscito a rendere bene l’inquietante ambientazione  fino alla scena finale che, con un caldo ed inaspettato effetto luminoso, annuncia una nuova alba.

L’interpretazione di ogni singolo attore coinvolto ha avuto la capacità di scuotere interiormente lo spettatore. Tutto bello dall’inizio alla fine. Davvero bravi.

L’arminuta: lettura scenica del romanzo

Una lettura scenica molto coinvolgente, emozionante e ben strutturata che è stata rappresentata sabato 11 maggio presso l’Auditorium della Biblioteca Civica di Vimercate. Organizzata e curata, nell’ambito degli Aperitivi Letterari da Fahrenheit 451 Amici della Biblioteca e messa in scena dalla compagnia teatrale Oltre il Teatro.
Tutti noi, in toto o in parte, possiamo riconoscerci e siamo stati, poco o tanto, come L’Arminuta. Una persona, prima ancora di essere una figlia, inserita in una storia che trascende il rapporto specifico con la figura materna e gli equilibri famigliari in genere, come la sorellanza in primis. In questa lettura scenica, a turno, tutti gli attori della compagnia Oltre il Teatro hanno dato voce alla protagonista; proprio perché tutti noi possiamo riconoscerci nel sentimento dell’allontanamento, dell’abbandono, dello smarrimento, della faticosa ricerca d’identità.
Nello specifico, è stato fatto anche un ottimo lavoro di scelta dei brani letti; tant’è che, chi non aveva letto il romanzo, riusciva perfettamente a riscostruire la storia nei suoi snodi narrativi principali. Vanno elogiati però gli attori per essere stati in grado di suscitare commozione e coinvolgimento, muovendosi nello spazio scenico, agendo e dando davvero corpo alle parole asciutte e luminose con le quali la scrittrice è riuscita ad entrare nell’intimo del lettore, consegnando una storia indimenticabile e piena di spunti di riflessione sulla veridicità e l’autenticità dei rapporti umani.
Bravi. Da vedere.

Il valore curativo della poesia.

Ieri sera ho presenziato all’incontro pubblico Il valore curativo della poesia. Sebbene inserito da NurSind nelle iniziative de “Il maggio infermieristico”, è stato molto utile ed illuminante anche per me, che non svolgo un lavoro in ambito sanitario che implica il prendersi cura.

Qualche anno fa, Donatella Bisutti già ce lo aveva detto che La poesia salva la vita, intitolando così un suo libro sull’argomento. Ma un conto è esplicitarlo e spiegarlo, un altro è viverlo e trasmetterlo.

Ero già a conoscenza dallo scorso anno dell’esperienza dei Poeti Fuori Strada e del metodo Cardenal. Indubbiamente le testimonianze di mercoledì sera hanno avuto su di me un forte impatto emotivo, dovuto alla valenza terapeutica e umana di questa iniziativa applicata in vari ambiti quali ospedali pediatrici, residenze per anziani, carceri.

Antonetta Carrabs ha ben illustrato la sua esperienza vissuta direttamente sul campo; il professor Giuseppe Masera ha avuto la fortuna di conoscere il poeta Ernesto Cardenal, e in quel momento una leggera punta d’invidia si è palesata in me, subito sedata dai suoi racconti profondi e sentiti. Infine, l’intervento di Paola Perfetti è stato per me particolarmente illuminante e condivisibile al contempo. Solo se si scrive poesia è possibile capire appieno l’esperienza e la spinta interiore che sottende alla scrittura. E la verità della poesia. E la sua liberante libertà. Ma la buona notizia è che tutti indistintamente possono avvalersi di questo strumento, se non con velleità letterarie, almeno per la grande valenza terapeutica.

È vero quindi, come ben illustrato nell’incontro, che esiste un ruolo sociale del poeta, non solo per la poesia che scrive e condivide pubblicandola, declamandola. Ma perché far conoscere e scrivere poesia può aiutare chi è in un momento di fragilità, usando questo strumento per stare meglio. È da tempo che stavo meditando su questo aspetto esperenziale della poesia che può aiutare gli altri ma poi, certamente, può accrescerci e quindi migliorarci come persone e come poeti.

Intanto, nell’attesa e speranza di poter conoscere il poeta ex-carcerato che è stato menzionato ieri sera, ho già prenotato in biblioteca il libro I sogni son come conchiglie. Una raccolta di poesie nate dal laboratorio La musica delle parole, tenuto da Antonetta Carrabs presso il reparto di Ematologia Pediatrica dell’Ospedale San Gerardo di Monza. Gli autori sono i bambini: sono Luca, Alessandra, Josef, Giulia, Salma. E nelle poesie che hanno scritto ci sono le loro emozioni, i desideri, le inevitabili paure.

Ci sarà sicuramente da imparare. Vi farò sapere con una recensione ad hoc.

Stay tuned!

Primavera di parole

Ci sono giorni pieni di acquerugiola. Pioggia incerta, leggera e fastidiosa, alternata a schiarite inaspettate e decise che spiazzano all’improvviso. Non sono giorni di pioggia battente e neppure di sole deciso.

Ci sono giorni proprio così, nei quali inaspettatamente la malinconia assale, e magari quando il cielo è azzurro e le nuvole sono solo soffice, candida meraviglia da ammirare.

Ci sono giorni che né la tristezza, né la contentezza si tramutano in parola, né scritta, né parlata. La poesia osserva attentamente poco più in là; il taccuino chiama, ma la mente e il cuore non sono allineati. Un senso di paralisi densa avvolge come una morsa. E la mano non ce la fa.

Ci sono giorni in cui bisogna solo saper aspettare che il vissuto interiore e la realtà esteriore, insieme al pensiero paralizzato, mutino: in lacrime, forse, o accennati sorrisi. Materia grezza da trasformare in vita nuova da narrare.

Ci sono giorni così. Difficili ma necessari per imparare ad aspettare, scavare, soccombere e risalire per seminare parole autentiche e scintillanti perché forgiate dalla fatica di scrivere e dallo spasimo di vivere.

Ci sono giorni.