Ma tu chi sei?

Dimmi, chi sei?

Nel cuore della notte mi svegli. E sei la mia salvezza. L’ancora di salvataggio che mi allontana dai nubifragi che, quasi ad intervalli regolari, mi assalgono. A volte di sorpresa, altre si preannunciano con giorni pieni di pensieri e notti lugubri di angoscia. Anche se, spesso, e va detto, hai illuminato ancor di più giornate liete ed indimenticabili.

Chi sei tu, dunque, che avanzando nel buio della mia notte inciampi nei miei più segreti pensieri? C’è chi non ti conosce, chi ti ha scoperta magari vivendo, chi ti ha conosciuta ma non ti capisce. Io ti ho incontrato nell’infanzia e non ti ho più abbandonata e, in buona parte, anche tu non mi hai mai lasciato.

Quando ti fai conoscere di più sei così bella. Apprezzata da chi ti stima e necessita di te. Ma quando avanzi nel buio della notte, magari quella scura scura, quella anche interiore, non sei un tipetto tanto facile da trattare. A volte ti sveli subito, con le tue parole che scaturiscono naturalmente, con il ritmo adeguato e la musicalità più adatta. E sgorghi così, subitanea, come acqua sorgiva di montagna, pura e fresca. Ma la maggior parte delle volte è il sudore quello che sgorga: dalla fronte, dalle mani; talvolta da tutto il corpo. È un sudore freddo ed improvviso, come di morte. Ed è giusto così perché, quando appari, Poesia, alla mia anima, mente e cuore, nel venire creata è una parte di me che muore ma subito rinasce, sempre, in forma di parola.

Ma tu chi sei? Un’amica cara, unica, insostituibile ed indispensabile. Poesia: salvezza e rinascita. Avanza pure nel buio della notte che i miei segreti pensieri ti attendono.

Dire, Fare, Essere Poesia

Il titolo di questo post si riferisce ad un Laboratorio esperienziale di scrittura al quale ho partecipato quest’oggi; si è tenuto al MUDEC nell’ambito del Festival Internazionale di Poesia di Milano.

Quasi due ore molto intense e gratificanti. Ringrazio Milton Fernandez, direttore artistico del Festival, per averlo condotto con maestria e coinvolgimanto, così come gli altri nove compagni di viaggio.

Segue la poesia dedicata a questa esperienza.

Guardo la mia realtà
illuminante ed infuocata
cerco strade rincuoranti
mentre fuori e dentro
il nubifragio incombe.
 
Ad ogni respiro comprendo che io sono
spirituale e carnale
troppo poco immediata
troppo spesso meditativa.
 
Ricordo i passi di quest’oggi
il respiro, il corpo che mi parlava
gli occhi incrociati, le mani strette
un cerchio silenzioso e
anche un poco doloroso.
 
Abbraccerò ogni giorno
l’io bambino, ferito ma
lo ringrazio per avermi cercata
e ritrovata
determinata e folle
a cercar parole nuove
quotidiane e solo mie.
 
Nonostante le lacrime
sono felice
e l’anima canta
una melodia nuova.

Emicrania e guerra

Un’emicrania mattutina
insignificante
non paralizza
una giornata di Liberazione
il ricordo
dei racconti materni
nonne incanutite
che descrivono
la paura e il dolore
scolpite nella mente
indelebili segni
di ingiustizia, assurdo
patire e morire.

Sono morti
non dimentichiamolo
per una libertà
ormai scontata.
Quasi dovuta.
Non è così
lo sappiamo bene
ce lo ricorda
la storia
né antica né moderna
ce lo ricorda
l’assurdo
odio umano
il delirio di onnipotenza
la fame di potere cieco
l’ottusità del cuore
la mente offuscata
da un ego incandescente.

Un’emicrania mattutina
in una giornata
calda e solare
e che sarà mai
in confronto
al terrore, al dolore
di bambini
che sono andati avanti e oltre
generando noi.
Non possiamo
permetterci l’idiozia
ingiusta e sciocca
dell’oblio.

Un’emicrania mattutina
che esplode come una
bomba a tradimento
peggiora il ricordo
di tutti i nomi
e cognomi
occhi mani sorrisi
speranze, intenzioni
finite sotto terra
senza colpa
senza infamia.

E fa ancora più male.

Poetry for a change

While I was in London last week to visit the London Book Fair, I decided to attend the meeting Poetry for a Change which was held at the Poets’ Corner, introduced and moderated by Ali Richardson.

It was an hour of sheer delight in which I discovered a new way to use poetry for the wellbeing of people who are neither experts nor able to write and appreciate poetry.

A quote by Hafiz of Shiraz summarizes the main message of the meeting held by William Sieghart (founder of the National Poetry Day) and Jane Davis (creator of The Reader)

I wish I could show you, when you are lonely or in darkness, the Astonishing Light of your own Being!

How can it be done? I already knew that poetry can enlighten both our souls and lives, but I found out that there are some shared reading groups which can help the participants, after listening to poems read aloud, together with literature properly chosen, to express their deepest feelings, either joyful or sad. In addition, all the members of the group can share their own feelings with others so to be understood and cheered up, if necessary. In any case feel better, gradually recovered and innerly healed. Shared reading has been proven to promote better health and well-being, together with increasing social inclusion.

Of course, the poems must be chosen carefully and, for this purpose, it can be used the book The Poetry Pharmacy by William Sieghart.

I am considering of organizing such a group where I live and I will propose that experience at the library committee which I am a member of.

I also wondered which was the poem that I consider powerfully healing for me and I had no doubt in choosing it:

This lonely hill was always dear to me,

and this hedgerow, which cuts off the view

of so much of the last horizon.

But sitting here and gazing, I can see

beyond, in my mind’s eye, unending spaces,

and superhuman silences, and depthless calm,

till what I feel

is almost fear. And when I hear

the wind stir in these branches, I begin

comparing that endless stillness with this noise:

and the eternal comes to mind,

and the dead seasons, and the present

living one, and how it sounds.

So my mind sinks in this immensity:

and foundering is sweet in such a sea.

[L’infinito by Giacomo Leopardi]

(translated by Jonathan Galassi)