Un libro amico per l’inverno

Sogno-AmarantoNei giorni scorsi sono stata informata dalla Giuria del Premio Letterario Nazionale “Un libro amico per l’inverno” di aver ricevuto una Menzione d’onore con Medaglia GueCi per il mio romanzo Sogno amaranto.

Già sapevo di essere giunta in finale, quindi di essere stata selezionata nella rosa dei 36 autori finalisti scelti tra i 678 partecipanti.

Un ringraziamento sincero alla Giuria Lettori e alla Giuria Critici di questo premio – patrocinato dall’Unesco – che hanno speso il loro tempo e le loro energie alla lettura dei libri. Aggiungo inoltre le mie congratulazioni agli scrittori vincitori e finalisti, e un incoraggiamento a tutti gli altri affinché non demordano mai.

Se volete conoscere l’Associazione Culturale GueCi, presieduta dalla scrittrice e poetessa Anna Laura Cittadino, le varie attività e leggere il verbale di giuria, non dovete fare altro che fare clic qui.

La forza della scrittura

Martedì, 5 aprile 1944.

Cara Kitty,

per un lungo periodo di tempo non sapevo più perché lavorassi; la fine della guerra è così terribilmente lontana, irreale, favolosa. Se la guerra non è terminata in settembre, non vado più a scuola, perché non voglio essere indietro di due anni.

Trascorrevo le mie giornate sognando e pensando a Peter, a Peter soltanto, ma sabato mi sentii spaventosamente affranta; era terribile. Per tutto il tempo che rimasi con Peter cercai di trattenere le lacrime, poi risi con Van Daan a proposito di un ponce al limone; ero briosa ed eccitata, ma sapevo che, appena sola, sarei scoppiata a piangere. Indossata la camicia da notte, mi lasciai scivolare a terra e per prima cosa pregai a lungo e con fervore, poi mi raggomitolai sul nudo pavimento e, reclinato il capo sulle braccia, piansi. Un violento singhiozzo mi fece ritornare in me, e frenai le mie lacrime perché dalla camera vicina non mi udissero. Poi cercai di farmi coraggio ripetendomi: “Io devo, io devo, io devo…”. Completamente irrigidita dall’inconsueta posizione, caddi di fianco al letto e durai non poca fatica per salirci sopra e coricarmi. Erano le dieci e mezza. Ed ora mi è passata.

Bisogna che studi per non rimanere ignorante, per andare avanti, per diventare giornalista, come voglio. So che so scrivere, alcune mie novelle sono passabili, le mie descrizioni dell’alloggio segreto non mancano di spirito, certi passi del mio diario sono eloquenti, ma… se ho realmente del talento resta ancora a vedersi.Anne-Frank-diary

“Il sogno di Eva” è la mia migliore novella, e lo strano è che io non so di dove mi sia venuta. “La vita di Cady” contiene anche molto di buono, ma nel complesso non vale nulla. In questo campo sono io il critico migliore e più severo. So che cosa è ben scritto e che cosa non lo è. Chi non scrive non sa quanto sia bello scrivere; in passato, rimpiangevo sempre di non sapere disegnare, ma ora sono felicissima di saper almeno scrivere. E se non avrò ingegno abbastanza per fare la scrittrice o la giornalista, ebbene, potrò sempre scrivere per me sola. Voglio farmi avanti, non posso pensare di vivere come mamma, la signora Van Daan e tutte quelle donne che fanno il loro lavoro e poi sono dimenticate. Debbo avere qualcosa a cui dedicarmi, oltre al marito e ai figli!

Voglio continuare a vivere dopo la mia morte! Perciò sono grata a Dio che mi ha fatto nascere con quest’attitudine a evolvermi e a scrivere per esprimere ciò che è in me. Scrivendo dimentico tutti i miei guai, mi rianimo e la mia tristezza svanisce. Ma, e questo è il problema, saprò scrivere qualche cosa di grande, diverrò mai giornalista o scrittrice? Lo spero, perché scrivendo posso fissare tutto, i miei pensieri, i miei ideali e le mie fantasie.

E’ parecchio tempo che non lavoro più alla “Vita di Cady”; so perfettamente come si dovrà svolgere, ma non mi viene. Forse non la terminerò mai, forse sarà al suo vero posto nel cestino o nella stufa… Sarà un’idea sciocca, ma ci penso sempre: “a quattordici anni e con così poca esperienza non puoi ancora scrivere di filosofia”.

E allora avanti, coraggio, ci riuscirò, perché a scrivere sono decisa!

La tua Anna

 

[da il DIARIO di Anne Frank, Einaudi, 1983, pag. 232-233]

 

Il mercante di luce

mercante-di-luceQuesto libro di Roberto Vecchioni è un libro polivalente, luminoso e illuminante, con le sue zone d’ombra necessarie per esprimere un concetto che è un po’ il fulcro di tutta la narrazione:

La notte in sé è bellezza e silenzio. Siamo noi a riempirla di fantasmi. La notte non è la somma dei destini, è la somma delle attese e delle speranze.

per poi arrivare alla consapevolezza:

[…] perché non importa quanto si vive, ma con quanta luce dentro, senza rimpiangere e senza piangere. Ma come, dove trovare una luce così potente da svergognare il buio?

Il libro si snoda sul dramma della progeria, la malattia di Marco, figlio di Stefano Quondam Valerio, professore di letteratura greca. In questa sua veste ci regala una lettura della vita e del suo percorso interiore alla luce dei poeti greci, con incursioni nella letteratura greca antica, riconosciuta come base per connotare giustamente e molto modernamente la realtà, con le sue sfaccettature e i nostri vissuti. In questo senso, è d’obbligo l’aggettivo possessivo nostri perché, tutto quello che viene sviscerato e proposto in questo breve ma prezioso testo, è altamente condivisibile e attuale.

Ecco che i lirici greci si intrecciano sapientemente con la vita reale e soprattutto presente. In un modo fresco ma profondo, immediato e mai accademico, l’autore ci propone brani scelti, commentati e attualizzati; quel tanto che basta per dare spessore ad una storia già di per sé densa. Il vissuto tragico della malattia di Marco e l’impotenza di suo padre Stefano Quondam Valerio è spezzettato per poterlo capire e sopportare meglio.

Un padre provato: a volte fragile, altre volte fiero. E con una fierezza certa e dignitosa anche di fronte al dolore, si conclude la narrazione dove entrambi, alla fine, si riconosceranno nella veste di mercante di luce l’uno per l’altro. Non è una magia impossibile, bensì una realtà attuabile e attuale come le parole del poeta Meleagro:

Chi è bello, è bello solo da vedere.
Chi è bello dentro
è bello ovunque e sempre.

La poesia, con esposizioni acute e sentite su di essa, è molto presente in questo testo. Una poesia che si radica nella realtà dei nostri giorni e nei nostri cuori. Un libro ricco di spunti di riflessione per tutti ma, in particolar modo per noi poeti che già sappiamo (o dovremmo sapere) leggere la realtà con occhi nuovi. E non vergognarci della nostra commozione, procurata anche dalla lettura di questo romanzo inusuale.

#jesuischarlie

Per i pensieri, per la libertà di parola, per le parole. Solo per questo sono morti. E anche se ora non ci sono parole per capire questo orrendo fatto, vi è certezza che le matite spezzatejesuischarlie continueranno a disegnare, scrivere, esprimere. Nonostante le pazzia di zombie invasati, schegge impazzite di un credo malato, senza cervello né anima. E la storia è sempre la stessa. Quelle pagine di storia che si vorrebbero cancellare dai libri e dalla memoria. Per non ricordarci che “il sonno della ragione genera mostri” e invece è di nuovo e ancora così: un cancro che si diffonde nel tessuto sociale dal di dentro, silenzioso, esecrabile. Ma non avremo paura perché vi è certezza che, se vogliamo dirlo nel loro stile, ne uccide più la penna che la spada. Le pistole a nulla servono, la libertà di pensiero invece vivrà sempre perché è la linfa della nostra società civile. Non riesco a dire nulla di più. Silenzio, riflessione, preghiera. E tanta tristezza negli occhi e nel cuore.

 

Vincent: colori e parole

Autoritratto al cavalletto 1888Grazie Vincent per la tua intramontabile impronta visionaria e la tua personalità poliedrica e complessa. È stato emozionante per me venir rapita dai tuoi colori a tratti luminosissimi, altre volte più concreti e ombrosi; e dai tuoi svariati soggetti, spesso uguali nella forma ma sempre diversi nella tua personalissima interpretazione.

E ti ringrazio anche per le tue lettere, per me è stato commovente vedere la tua scrittura e pensare che, nonostante la tua lotta interiore pressoché continua, tu riuscissi a scrivere pensieri così profondi, con un tocco di chiaroveggenza così inusuale ed ispirata da essere attuale ancora oggi. Lettere profonde e sentite, inviate a Theo ma, tu non lo potevi sapere, anche a noi che abbiamo ancora bisogno di nutrirci delle tue parole e della tua arte.

Grazie perché anche chi scrive come me, necessita di imparare a vangoogh15guardare, guardarsi e riguardare ancora. La realtà, noi stessi, le nostre parole. Mi sono estasiata oggi di tutto questo e ne farò tesoro quando mi metterò davanti ad una pagina bianca. Farò come tu facevi davanti ad una tela intonsa. Andrò dritto al punto, sospesa tra il reale e l’infinito. Alla ricerca del luogo interiore preciso dal quale far fluire la sorgente dell’ispirazione. Lontano da tutti sebbene nel mezzo della ressa, in meditazione e posizione precisa per poter fotografare la realtà con i miei testi.

Come te: con l’anima e il cuore. Grazie Vincent!

A volte io desidero talmente dipingere un paesaggio, come uno anela a una lunga passeggiata per ristorarsi, e in tutta la natura, negli alberi ad esempio, io vedo un’espressione e un’anima.

 

Racconto di Natale

nativit_È la vigilia di un giorno luminosissimo e Maria sofferente per le doglie del parto guarda il mondo e non sa capacitarsi della cattiveria umana.

La nebbia sale improvvisamente subito dopo il tramonto e la sorprende per l’immediatezza e la caparbietà del suo modo di presentarsi. È la stessa triste perplessità che accompagna le cattive notizie che ogni giorno apprende dai giornali, dalla televisione, e mentre guida nelle solite strade, dalla radio. E le cattive notizie non mancano neppure nella sua vita, ma è ben consapevole di essere fortunata.

In cuor suo però, soffre di tutto il dolore del mondo, di persecuzioni e guerre ingiuste, di fatti sempre più ignobili, di una società e un modo di vivere che non garantiscono più una vita dignitosa all’umanità. Maria trova consolazione nella preghiera e nelle arti. Una preghiera spontanea, attiva e attenta eleva il suo spirito. Una bella melodia alleggerisce il suo cuore, una lettura illuminante le regala un sollievo, un quadro immaginifico può farla sognare, una storia recitata a teatro la induce a riflettere. Guarda e scatta fotografie, per avere un ricordo di frammenti di realtà che sono già tempo passato immediatamente dopo il click della macchina fotografica.

Maria non cerca di capire una poesia: ne resta stupita, commossa, meravigliata. Maria ama i ceri votivi, quelli bianchi che durano tre giorni, ed è affascinata dai presepi. E nel suo cuore a Natale non sente alcuna differenza con gli altri giorni dell’anno. Mentre tutti si affrettano alla ricerca di oggetti e ricette di cucina, pensa che ciò è solo un’illusione. La Luce purissima di quella notte stellata a Betlemme è con lei sempre e per sempre. Ma, per poterla apprezzare e vedere come lei, ci servono occhi  nuovi e un cuore spalancato.

Maria entra in un cimitero e depone dei rami di agrifoglio sulla tomba dei suoi cari. Camminando poi verso casa, osserva le auto ferme nel traffico e la frenesia sui volti dei passanti. Sale le scale lentamente, apre l’uscio con una sola mandata, accende la luce e si mette comoda, sola, in silenzio, ad osservare il suo cuore e la notte incantata. E così il miracolo del Natale lo vivrà interiormente. Inondata di Luce e di Amore.