Jack London, centenario della sua morte

Era il 22 novembre 1916. Mia nonna aveva sei anni ed anche Jackdt-common-streams-streamserver London era giovane: ne aveva solo quaranta. E quel giorno, cento anni fa, morì.

Un grande scrittore, accusato di essere un autodidatta, ma molto bravo a mettere a nudo la natura umana. Questo lo rende tuttora attuale perché, solo apparentemente, scrisse libri cosiddetti d’avventura. L’unica avventura che realmente descrisse fu quella umana, ragion per cui, se si ha la capacità di andare oltre il contesto, si può sempre apprezzare la sua profondità intellettuale.

Io non potrò mai dimenticare le lacrime versate nella mia infanzia durante la lettura di Zanna Bianca e de Il richiamo della foresta. Più tardi, in età adulta, ho potuto apprezzare altri racconti e romanzi, per fortuna in lingua originale, con il suo inglese pulito, asciutto e preciso in grado, solo con le necessarie parole, di descrivere l’animo umano, i sentimenti, le contraddizioni; come un bravo pittore che, con poche pennellate, precise e sicure, è in grado di trasmettere emozioni forti con quadri intramontabili.

Egli affermò che

L’immaginazione creativa è più vera della voce stessa della vita.

È una frase semplice da comprendere ma, per scrittori, poeti ed anche altri artisti, è un esergo per tutte le opere che il proprio talento può partorire. Aveva capito tutto della scrittura. Ed infatti ancora oggi ne parliamo, lo leggiamo, lo celebriamo.

Grazie Jack per i tuoi libri. Non invidio solo quelli, ma anche il tuo scrittoio; da quando studiavo a Londra ne vorrei anche io uno così, d’epoca. Forse un giorno lo troverò.

Una luce sorveglia l’infinito

Tra il bianco e i mattoni a vista, si esprime l’arte alle pareti e prende parola la poesia. Ha avuto un tema preciso questo incontro. Un argomento a me molto caro: la Misericordia.

Non si è trattato solo di una semplice presentazione di un’antologia poetica, ma anche e soprattutto di un’occasione privilegiata per riflettere in modo alto e profondo su questo prezioso e necessario aspetto della nostra spiritualità. Si sa che quest’anno si è svolto il Giubileo della Misericordia, voluto da Papa Francesco (al quale è dedicato il volume), virtù divina e anche umana che ci può sempre radicalmente cambiare interiormente ed esteriormente, regalandoci uno sguardo sulla realtà totalmente differente, disincantato e pronto ad aderire al presente, unico tempo che ci è pienamente concesso vivere in questa apparentemente lunga passeggiata terrena.

Misericordia come Poesia. Che salva, cambia le persone e la vita. Se i versi trattano di uno sguardo misericordioso, le liriche sono in grado di penetrarci profondamente nell’animo, illuminandolo. Esemplificativo infatti, il titolo del volume, Una luce sorveglia l’infinito, tratto da un verso di Piero Bigongiari. Tanti e rivelatori gli argomenti trattati nell’incontro e, certamente da non dimenticare, la figura del poeta, definito come uomo che sogna in grande e che è investito di grande responsabilità; e che ci ricorda con i suoi versi che siamo Luce in forma carnale e che aneliamo solo ad un sommo destino, e alla misericordia come percorso dell’anima e esercizio spirituale che rende più pronto il nostro essere all’incontro senziente con i nostri simili, come con noi stessi e con il nostro passaggio ed incontro ultimo, inevitabile e definitivo.

Poesia, musica, vita e luce.

Leonard Cohen e le sue canzoni mi riportano inevitabilmente alla mia gioventù quando, ancor più di oggi, mi nutrivo di poesia e musica. La sua voce profonda ed inconfondibile e le canzoni un po’ monotone musicalmente, sono state una vera educazione alla poesia in musica ed un esercizio piacevole ed efficace per l’apprendimento dell’inglese. Anche Dylan ha accompagnato i miei giorni giovanili, ma i testi di Cohen erano molto più vicini al mio modo di essere.9464e003-7bd5-4be6-b3dd-76198dbe415f-2060x1236 Suzanne cantata da De André (per chi non lo sapesse) è stata composta dal cantautore canadese che voglio salutare con le sue stesse parole che ho sempre ritenuto illuminanti, fin da quando le lessi la prima volta, e che non ho mai dimenticato

C’è una crepa in ogni cosa. Ed è da lì che entra le luce.

Grazie Leonard della tua poesia intimista e della tua musica lenta; sottofondo di tanta malinconia giovanile ma anche di momenti di splendore e luminosa serenità.

LIBRIAMOCI

Condivido con voi la gioia e l’arricchimento per l’incontro avvenuto il 25 ottobre alla scuola media A. Manzoni di Vimercate nell’ambito del progetto Libriamoci organizzato dal MIUR con l’intento di promuovere ed educare alla lettura le nuove generazioni.

Quest’anno il tema centrale era la legalità e, tra i vari autori proposti, c’era anche William Shakespeare, in occasione del quarto centenario della sua morte. Ho pensato di coniugare questi due aspetti proponendo ai ragazzi delle classi prime la lettura de Il mercante di Venezia, ovviamente leggendo loro un testo adattato all’età.

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L’esperienza, sia nel momento della lettura vera e propria, – con i loro occhi attenti – e della discussione finale, sia con domande dirette molto stimolanti che con considerazioni sul testo molto pertinenti, mi hanno regalato gratificazione e gioia. Questo non tanto per me personalmente, ma piuttosto per l’aver promosso e condiviso un’attività a me cara ed indispensabile, qual è la lettura che, come ho loro detto, mi ha portato alla scrittura.

Confido in iniziative come queste e mi rendo disponibile senza indugi perché è fondamentale trasmettere questo valore personale e culturale alle nuove generazioni, sia per il loro bene che per quello comune. Forse non diventeranno tutti poeti e scrittori, ma sicuramente uomini e donne migliori. E questo può bastare.

Grazie ragazzi. La mattina trascorsa con voi mi resterà per sempre nella mente e nel cuore.