Primavera di parole

Ci sono giorni pieni di acquerugiola. Pioggia incerta, leggera e fastidiosa, alternata a schiarite inaspettate e decise che spiazzano all’improvviso. Non sono giorni di pioggia battente e neppure di sole deciso.

Ci sono giorni proprio così, nei quali inaspettatamente la malinconia assale, e magari quando il cielo è azzurro e le nuvole sono solo soffice, candida meraviglia da ammirare.

Ci sono giorni che né la tristezza, né la contentezza si tramutano in parola, né scritta, né parlata. La poesia osserva attentamente poco più in là; il taccuino chiama, ma la mente e il cuore non sono allineati. Un senso di paralisi densa avvolge come una morsa. E la mano non ce la fa.

Ci sono giorni in cui bisogna solo saper aspettare che il vissuto interiore e la realtà esteriore, insieme al pensiero paralizzato, mutino: in lacrime, forse, o accennati sorrisi. Materia grezza da trasformare in vita nuova da narrare.

Ci sono giorni così. Difficili ma necessari per imparare ad aspettare, scavare, soccombere e risalire per seminare parole autentiche e scintillanti perché forgiate dalla fatica di scrivere e dallo spasimo di vivere.

Ci sono giorni.

Paolina

Semplice, a tratti disperata, ma poi disincantata. Con uno sguardo profondo sul presente e sulle persone che la circondano. Sballottata in un girovagare ansioso e concitato non demorde nel trovare una via d’uscita.

Si chiama Paolina e ha 15 anni. Ho letto la sua storia descritta con chiarezza e lucidità da Marco Lodoli. Ho incrociato questo libro per caso, nella sezione novità della biblioteca civica di Monza e l’ho divorato in un giorno. Sarà che sto quasi finendo di accompagnare una figlia tra gli stretti e labirintici sentieri dell’adolescenza, sarà che il ritmo incalzante del testo rende difficile interrompere la lettura, rimane il fatto che questo romanzo breve, dalla copertina che ben descrive la passione, la disperazione e la freschezza della vita, mi è rimasto impresso.

La copertina è composta da tre rose rosse che sono presenti nel testo e accompagnano Paolina nella sua coscienziosa ricerca di una soluzione, un perché. Apparentemente la questione è decidere in merito alla sua gravidanza inaspettata. Ma in verità ciò che conta, alla fine di tutto, al di là di come finirà, è la scoperta della vita, del suo senso, del genere umano, di sé stessa e dell’assenza del caso, del fidarsi di qualcosa di più alto sebbene sconosciuto.

Questa voce, inserita in un’atmosfera dalle sfumature oniriche, non ha nulla di magico. È il guardare oltre che può illuminare e indicare la via, l’uscita dal tunnel; è una presenza che dirada la nebbia interiore e tutto si fa più chiaro. La giovane impara così a conoscere il mondo allo stesso modo di un suo professore il quale le confida che lui pure ha imparato a riconoscere gli indifferenti, gli inconsapevoli, i delusi ma la ragazza realizza che egli non sa superare la visione della realtà agendo su di essa.

Per lei invece arriverà una voce, sconosciuta e vera, che la salverà. E che sia angelo oppure altro non importa. Rappresenta la luce della verità che le si palesa. E con occhi nuovi anche l’anima si dilata. E la rafforza così tanto da permetterle di camminare serena e volitiva cambiando vita, con animo intatto e delicato. Crisalide che diventerà farfalla spiccherà il volo generando vita e autenticità.

Ti ricordi?

Ci sono voluti due mesi prima di decidermi a scrivere su di te e per di più pubblicamente sulla Rete nella quale le notizie si rincorrono veloci e il tempismo è presupposto indispensabile. Ma è come se il tempo in questi mesi per me si fosse bloccato e una parte della mia mente non volesse accettare che il cantautore ascoltato nella mia adolescenza e gioventù se ne fosse andato così repentinamente. È stata la prima volta che ho preso sia tempo che distanze per far finta che non fosse così.

La verità è che non volevo accettare che quel tempo, non solo non tornerà più ma, rispetto ad oggi, era troppo ricco di poesia e soprattutto musica che ci teneva compagnia e ci spronava ad agire e andare avanti nei nostri sogni e intenzioni di cambiare, migliorare, crescere, vivere.

È così per la gioventù in tutti i tempi, si potrebbe obiettare, ma spero che i giovani d’oggi scoprano la tua musica e massimamente le tue poetiche parole. C’è voluto un po’ di tempo anche per farti conoscere ed apprezzare dai miei amici ed ascoltatori di allora; all’epoca, infatti, collaboravo con una delle mitiche Radio Libere dove avevo uno spazio settimanale nel quale curavo una trasmissione sui cantautori. Tu eri spesso presente sebbene non amassi tutte le tue canzoni. E anche se poi con il tempo ho cambiato gusti musicali e la mia visione sociale e, giocoforza, posizione politica e ideale, ho sempre apprezzato molte delle tue ballate. Pura poesia in musica.
E menomale che la tua musica mi emozioni ancora e sempre, anche se tu non ci sei più insieme a quegli anni così carichi di vita e ideali, giusti o sbagliati, opinabili, condivisibili o meno ma, comunque, così veri ideali che mi sento male se ci penso.
Voglio ringraziarti perché la tua musica ha anch’essa giocato un ruolo nella mia scrittura, soprattutto poetica. La ragione te la svelo con parole tue.

Cercare di guardare la realtà con occhi diversi e raccontarla.

Ma tu chi sei?

Dimmi, chi sei?

Nel cuore della notte mi svegli. E sei la mia salvezza. L’ancora di salvataggio che mi allontana dai nubifragi che, quasi ad intervalli regolari, mi assalgono. A volte di sorpresa, altre si preannunciano con giorni pieni di pensieri e notti lugubri di angoscia. Anche se, spesso, e va detto, hai illuminato ancor di più giornate liete ed indimenticabili.

Chi sei tu, dunque, che avanzando nel buio della mia notte inciampi nei miei più segreti pensieri? C’è chi non ti conosce, chi ti ha scoperta magari vivendo, chi ti ha conosciuta ma non ti capisce. Io ti ho incontrato nell’infanzia e non ti ho più abbandonata e, in buona parte, anche tu non mi hai mai lasciato.

Quando ti fai conoscere di più sei così bella. Apprezzata da chi ti stima e necessita di te. Ma quando avanzi nel buio della notte, magari quella scura scura, quella anche interiore, non sei un tipetto tanto facile da trattare. A volte ti sveli subito, con le tue parole che scaturiscono naturalmente, con il ritmo adeguato e la musicalità più adatta. E sgorghi così, subitanea, come acqua sorgiva di montagna, pura e fresca. Ma la maggior parte delle volte è il sudore quello che sgorga: dalla fronte, dalle mani; talvolta da tutto il corpo. È un sudore freddo ed improvviso, come di morte. Ed è giusto così perché, quando appari, Poesia, alla mia anima, mente e cuore, nel venire creata è una parte di me che muore ma subito rinasce, sempre, in forma di parola.

Ma tu chi sei? Un’amica cara, unica, insostituibile ed indispensabile. Poesia: salvezza e rinascita. Avanza pure nel buio della notte che i miei segreti pensieri ti attendono.