Un libro amico per l’inverno

Sogno-AmarantoNei giorni scorsi sono stata informata dalla Giuria del Premio Letterario Nazionale “Un libro amico per l’inverno” di aver ricevuto una Menzione d’onore con Medaglia GueCi per il mio romanzo Sogno amaranto.

Già sapevo di essere giunta in finale, quindi di essere stata selezionata nella rosa dei 36 autori finalisti scelti tra i 678 partecipanti.

Un ringraziamento sincero alla Giuria Lettori e alla Giuria Critici di questo premio - patrocinato dall’Unesco - che hanno speso il loro tempo e le loro energie alla lettura dei libri. Aggiungo inoltre le mie congratulazioni agli scrittori vincitori e finalisti, e un incoraggiamento a tutti gli altri affinché non demordano mai.

Se volete conoscere l’Associazione Culturale GueCi, presieduta dalla scrittrice e poetessa Anna Laura Cittadino, le varie attività e leggere il verbale di giuria, non dovete fare altro che fare clic qui.

Poesia e crisi

megafono-poesia-fbÈ appena trascorsa la giornata mondiale della poesia patrocinata dall’Unesco e, proprio il giorno prima, è stato pubblicato il rapporto sulla lettura in Italia che ha rilevato la profonda crisi del libro. In un’intervista che ho seguito ieri alla radio mentre ero in auto, è stato dichiarato che l’avanzare dell’editoria digitale non compensa e non giustifica la crisi della lettura in generale. Un percorso tutto in discesa che sembra non arrestarsi.

È noto che la poesia non ha mai riempito gli scaffali delle librerie e che si tratta di un genere letterario di nicchia. Mi ha molto impressionato pensare ad una giornata che celebra la necessità e la bellezza della poesia e, nel contempo, il disinteresse sempre più marcato per il libro.

Questo pensiero mi fa tornare alla mente un libro di Donatella Bisutti pubblicato negli anni ’90 dal titolo emblematico: La poesia salva la vita. Sono convinta che sia vero, sia che la si scriva o che la si legga. E mi sovviene lo slogan del Salone del Libro di Torino del 2008: La bellezza ci salverà.

Non lasciamoci rubare i sogni e la speranza, e neppure massificare. Ancor meno intrappolare in pensieri negativi sulla realtà che ci circonda.

È vero: si fa fatica in tutto, per la maggioranza si fatica ad arrivare a fine mese, ma la bellezza di un verso o di un libro significativo può e deve fare la differenza. Crediamoci!

Ai miei amici e colleghi scrittori ricordo che Andrew Motion, il poeta di cui ho parlato nel mio precedente post, suggerisce agli scrittori che attraversano un blocco creativo di leggere poesia. Io sono convinta che può curare anche il blocco del lettore, non solo dello scrittore.

Mettetevi comodi e ascoltate, se volete in cuffia, il poeta irlandese Seamus Heaney in proposito, ne vale la pena (è sottotilato in italiano). Con il suo inglese pulito e preciso, vi guiderà in una passeggiata poetica senza eguali. Scoprirete

la poesia come penetrazione nelle cose per come sono

e potrete vivere meglio.

A lui è stata dedicata la giornata mondiale della poesia di quest’anno dato che, il premio Nobel 1995, ci ha lasciati lo scorso 30 agosto.

In the Attic

Vi propongo la traduzione di una poesia di Andrew Motion, un poeta inglese contemporaneo che merita di essere letto e conosciuto anche in Italia. Trovate notizie sull’autore e il testo originale visitando questo sito.

In soffitta

Anche se ora sappiamo

che i tuoi vestiti non saranno mai più

necessari, li conserviamo di sopra

in un baule chiuso a chiave.

 

Là talvolta mi inginocchio,

stringendoli, cercando di far rivivere

i momenti in cui li indossavi, di ricordare

la forma precisa di braccio e polso.

 

Le mie mani si infilano

in maniche vuote, invisibili,

esitano, poi sollevano

campioni di memoria:

 

una verde vacanza, un rosso battesimo,

tutte le tue vite incompiute

che in estati scure sbiadiscono,

e mi penetrano in testa come polvere.

 

Il capitale umano

Il-capitale-umano-cover-vcd-frontIn questo film potrete rendervi conto dello sfacelo morale che si riflette in ogni ambito. E mi torna alla mente che nella mia crescita, avvenuta proprio nella medesima zona nella quale è stato girato, mi è stato insegnato che, per essere psicologicamente e moralmente sani, bisogna imparare ad usare le cose ed apprezzare le persone. Abbiamo ribaltato questo fondamentale concetto, siamo ormai espertissimi e sempre più motivati ad usare le persone ed apprezzare le cose. E non lamentiamoci se tutto ci sta crollando addosso e il nostro paese sta andando in rovina.

Vi invito caldamente a vedere questo film. Senza svelare nulla né della trama, né dei personaggi — com’è del resto mia consuetudine — avrete uno spaccato preciso e perfetto di cosa è diventato il nostro paese, il nostro modo di pensare e di agire. Involuzione profonda di tanti che hanno insultato la dignità e i valori buoni di un’intera generazione, e forse anche di più.

Non mi disturba affatto e non mi stupisce che il set sia proprio in Brianza, terra per me originaria e non adottiva. Conosco la cultura, il pensiero che fu e che è, le radici e i valori che da sempre l’hanno caratterizzata. E ciò che è diventata. Ma sebbene con questa affermazione sono consapevole di andare controcorrente rispetto alle ire e ai polveroni che sono stati sollevati sul web e non solo, sono profondamente convinta che non poteva esserci ambientazione migliore su territorio italiano. Per contro, il film è talmente un ritratto fedele della nostra Italia nella sua interezza, che davvero le polemiche suddette sono sterili, in quanto nella sostanza la narrazione filmata ci accomuna come popolo. Il fatto che il film sia stato ambientato nella terra nella quale sono cresciuta e tuttora vivo, mi fa tornare alla mente la mia infanzia e tutto il valore aggiunto positivo di quegli anni, così poveri esteriormente e altrettanto ricchi interiormente.

Molto funzionale e azzeccata la sceneggiatura che si sviluppa su quattro tempi. Ciò che caratterizza tutti i personaggi, chi più, chi meno, è un latente disorientamento, in alcuni accompagnato da un profondo vuoto interiore, che a tratti si trasforma in una ricerca di senso discontinua ed infruttuosa. Alla fine ne uscirà vittorioso chi ha avuto il coraggio della verità ed è stato capace di essere fedele a se stesso e alla propria bellezza, seppur carica di fragilità.

Il senso del titolo lo capirete solo negli ultimi minuti di questo film necessario, nonostante l’amarezza, la rabbia e la vergogna che vi porterete a casa e che vi disturberà per un po’.